Attivisti protestano contro le attività di Vedanta in Zambia, davanti alla Corte suprema di Londra (Credit: foilvedanta.org) londra

Oggi parliamo della causa intentata da alcuni villaggi dello Zambia contro il colosso minerario Vedanta, del rafforzamento della sicurezza nella regione mozambicana di Cabo Delgado e di un rapporto sulle violenze contro i migranti sulla rotta balcanica.

Zambia: Vedanta accetta di compensare le popolazioni per l’inquinamento causato dalle sue miniere 

Il colosso minerario britannico Vedanta e la sua controllata zambiana Konkola Copper Mines (KCM), hanno accettato di risolvere in giudizio in Gran Bretagna i reclami degli abitanti dei villaggi dello Zambia che hanno citato in giudizio l’azienda mineraria per inquinamento delle fonti d’acqua e del terreno, causato dalla miniera di rame di Nchanga, nella regione centrale di Copperbelt.

Ieri, in una dichiarazione congiunta, la Vedanta e il rappresentante legale degli abitanti del villaggio hanno affermato che i reclami sono stati risolti “senza ammissione di responsabilità”. Nel comunicato non si fa riferimento ad eventuali compensazioni né ad un’eventuale bonifica del territorio. La Konkola Copper Mines dà lavoro a 16mila persone.

Mozambico: Total e governo annunciano il rafforzamento della sicurezza a Cabo Delgado

La direzione della compagnia petrolifera francese Total e il governo del Mozambico hanno concordato di rafforzare ulteriormente la sicurezza intorno all’impresa del gas naturale di Cabo Delgado. I gruppi jihadisti che da tre anni terrorizzano la provincia settentrionale del Mozambico hanno aumentato gli attacchi nel 2020, portando a un rallentamento del megaprogetto.

La direzione di Total ha assicurato che il progetto continuerà come previsto, con l’inizio della costruzione della città del gas, quest’anno, e con l’avvio dell’attività estrattiva nel 2024. Si tratta del più grande investimento privato in corso in Africa, valutato tra i 20 e i 25 miliardi di euro, ed è una delle principali speranze di sviluppo del Mozambico nei prossimi decenni.

Migranti: un rapporto documenta violenze e abusi di polizia sulla rotta balcanica

Un report di 1500 pagine, che raccoglie 892 testimonianze di vessazioni e respingimenti avvenuti, tra il 2017 e il 2020, ai confini dei paesi europei ed extraeuropei della rotta balcanica. È un atto d’accusa, il rapporto Black book of pushbacks dell’ong Border violence monitoring network, che documenta 12.654 casi di respingimenti attraverso prove e testimonianze delle violenze e violazioni di diritti attuate da polizia e ufficiali di frontiera.

Calci, manganellate, furti di oggetti personali, uso di lacrimogeni e cani d’attacco, contro uomini, donne e minori. Delle 892 testimonianze infatti, il 42,5% dei casi riguarda minorenni. Una fotografia comunque parziale, visto che, solo nel 2019, i respingimenti dalla Croazia sono stati oltre 25mila.