Proteste #EndSars in Nigeria (Credit: SkyNews)

Oggi parliamo delle proteste contro gli abusi della polizia in Nigeria, di un allentamento delle tensioni diplomatiche tra Burundi e Rwanda e del rifiuto dell’accordo di compensazione offerto dal Sudan per le vittime statunitensi degli attentati del 1998 in Kenya e Tanzania.

Nigeria, proteste #EndSars: la polizia spara sui manifestanti, coprifuoco a Lagos

Si allarga la protesta dei giovani in Nigeria che dopo aver denunciato le violenze sui civili da parte della squadra speciale di polizia SARS e la corruzione dilagante, chiedono ora le dimissioni del presidente Muhammadu Buhari. Nel frattempo, secondo Amnesty International, le manifestazioni in alcune città sono state represse con violenza. Fonti locali parlano di 18 morti, tra cui anche due poliziotti.

A Lagos i soldati hanno aperto il fuoco sui manifestanti uccidendo almeno due persone nel distretto di Lekki. Le forze speciali sarebbero intervenute per placare le violenze contro automobili, negozi ed edifici da parte di elementi che i manifestanti denunciano essere infiltrati dalle autorità. In tutto lo stato di Lagos da ieri sera è stato imposto un coprifuoco di 24 ore.

Burundi-Rwanda: primi passi verso il disgelo

I ministri degli esteri di Burundi e Rwanda, Albert Shingiro e Vincent Biruta, si sono incontrati ieri al confine tra i due paesi dopo anni di tensioni diplomatiche e accuse reciproche. Si tratta del primo incontro politico di alto livello negli ultimi 5 anni. Dal 2015, infatti, il Burundi accusa il Rwanda di aver preso parte a un colpo di stato poi sventato e di aver ospitato gli organizzatori.

A sua volta il Rwanda accusa il Burundi di sostenere i ribelli che conducono periodici attacchi nel paese. È di ieri anche la notizia che l’ex presidente burundese Pierre Buyoya, attuale alto rappresentante dell’Unione Africana per il Mali e il Sahel, è stato condannato in contumacia in Burundi all’ergastolo per l’assassinio del presidente Melchior Ndadaye, nel 1993.

Sudan: le vittime statunitensi degli attentati del 1998 in Kenya e Tanzania rifiutano l’accordo di compensazione

Michael Miller, uno degli avvocati che rappresentano le vittime degli attacchi terroristici del 1998 contro le ambasciate statunitensi in Kenya e Tanzania, afferma che la maggior parte dei suoi clienti rifiuta l’accordo che porterebbe il presidente Donald Trump a rimuovere il Sudan dalla lista americana degli sponsor del terrorismo.

Miller afferma che l’accordo, in base al quale il Sudan pagherebbe 335 milioni di dollari di compensazione, discrimina le vittime in base alla loro nazionalità, pagando le vittime americane e le loro famiglie molto più di quanto pagherà le vittime africane che lavoravano per le ambasciate americane colpite dagli attacchi che uccisero 224 persone.