Il primo ministro sudanese Abdalla Hamdok e il generale Abdel Fatah al-Burhan

Oggi parliamo delle imminenti dimissioni del primo ministro sudanese Hamdok, del rinvio delle elezioni presidenziali in Libia e di nuovi scontri tra esercito e milizie in Somalia.

Sudan: imminenti le dimissioni del primo ministro Hamdok

Il primo ministro sudanese Abdalla Hamdok ha intenzione di dimettersi nelle prossime ore, a causa della mancanza di sostegno politico che gli permetta di formare un governo di tecnocrati. Lo hanno rivelato ieri all’agenzia Reuters due fonti vicine al premier. Secondo altre fonti, riportate dal Sudan Tribune, Hamdok non vorrebbe nel nuovo esecutivo gli ex gruppi armati darfuriani. Dopo lo scioglimento del governo con il golpe militare del 25 ottobre che ha posto fine a una partnership di transizione con i partiti politici legati alla società civile, il generale al-Burhan ha mantenuto l’ex miliziano Gibril Ibrahim, ministro delle finanze e altri ministri ex ribelli. Hamdok è stato reintegrato il 21 novembre perdendo però sostegno politico e popolare.

Libia: annullate le elezioni presidenziali del 24 dicembre

Una commissione parlamentare libica ha dichiarato oggi che è diventato impossibile tenere il voto presidenziale tra due giorni, venerdì 24 dicembre, come previsto. Si è trattato della prima dichiarazione ufficiale in questo senso. La commissione elettorale del paese non era riuscita a stilare una lista definitiva di candidati e martedì scorso aveva sciolto i comitati elettorali. Ha destato poi stupore il viaggio a Bengasi di Fathi Bashagha e Ahmed Omar Maiteeq, rispettivamente ex ministro dell’interno ed ex vicepremier nel Governo d’accordo nazionale (Gna). Hanno incontrato il generale Khalifa Haftar, uomo forte dell’est e loro storico avversario. Tutti e tre candidati alle presidenziali. Nel documento sottoscritto parlano di riconciliazione nazionale. Ma il patto vero riguarda il percorso elettorale e il dopo elezioni.

Somalia: scontri a fuoco a Bosaso, nel Puntland tra esercito e miliziani

La Somalia resta attraversata da profonde divisioni politiche in vista delle elezioni presidenziali, a lungo ritardate, previste per il prossimo anno. Divisioni che aprono la strada all’avanzata di gruppi terroristici e milizie. Come avvenuto ieri a Bosaso, nello stato semiautonomo settentrionale del Puntland, dove aspri combattimenti si sono svolti per l’intera giornata di ieri tra l’esercito e una forza d’élite antiterrorismo (PSF) che si rifiuta di consegnare le armi, dopo che il suo leader è stato licenziato a fine novembre dal presidente della regione. Nella serata di ieri un giornalista locale ha stilato un bilancio provvisorio di due morti e dieci feriti. Sempre ieri, intanto, il Consiglio di sicurezza dell’Onu ha esteso di tre mesi (fino al 31 marzo) il mandato della missione dell’Unione africana in Somalia (Amisom).

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