Militari sudanesi e il primo ministro Abdallah Hamdok

Oggi parliamo del golpe militare sventato ieri in Sudan, della sfiducia del parlamento libico al premier Dbeibah e della campagna di Amnesty per la liberazione di 21 detenuti politici in carcere da 20 anni in Eritrea. 

Sudan: decine di arresti tra i militari per il golpe sventato a Khartoum

In Sudan le autorità hanno annunciato l’arresto di 21 ufficiali dell’esercito e un certo numero di soldati in relazione al tentativo di colpo di stato sventato ieri mattina nella capitale Khartoum. In una dichiarazione televisiva il primo ministro Abdalla Hamdok ha detto che si è trattato di un golpe “orchestrato da fazioni all’interno e all’esterno delle forze armate”, legate al regime islamista dell’ex presidente Omar El-Bashir, deposto nel 2019. Il leader del colpo di stato sarebbe il comandante del corpo corazzato con sede al campo di Al Shajara, il maggiore generale Abdel Basset Bakraoui che secondo il quotidiano Sudan Tribune avrebbe pianificato l’operazione con islamisti sudanesi residenti in Egitto.

Libia: il parlamento approva il voto di sfiducia al premier Dbeibah

Getta ancora più nel caos la Libia il voto di sfiducia parlamentare al governo del premier Abdul Hamid Dbeibah. Voto che non ne provocherà, però, la caduta. Rende tuttavia sempre meno probabile le elezioni previste per il 24 dicembre. La Camera dei rappresentanti insediata a Tobruk e guidata dal filo-haftariano Aqila Saleh ha approvato una mozione di sfiducia contro il governo di unità nazionale, con 89 voti su 113 deputati presenti. Dbeibah ha replicato che è «determinato a continuare ciò che è stato iniziato». E a rendere la situazione ancora più caotica è l’intervento del Consiglio supremo dello stato, il contrappeso istituzionale tripolino al parlamento di Tobruk che ha demolito la legittimità del voto affermando che violerebbe la Dichiarazione costituzionale e l’accordo politico del 2015

Eritrea: Amnesty lancia una campagna per il rilascio di 21 detenuti politici

Amnesty International ha lanciato una campagna per chiedere che il governo eritreo rilasci 21 prigionieri politici, arrestati nel settembre 2001 e detenuti da 20 anni senza che nei loro confronti sia mai stata formulata alcuna accusa. Si tratta di 11 politici che criticavano pubblicamente il presidente Isaias Afewerki e 10 giornalisti di media indipendenti che avevano pubblicato il loro appello alle riforme. Il governo afferma che gli arrestati costituivano una minaccia per la sicurezza nazionale. La campagna di Amnesty si svolge su Twitter con l’hashtag #WhereAreEritreasDissidents?

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