Combattenti dell'Upc in un campo di Alindao, in Centrafrica (Credit: corbeaunews-centrafrique.com)

Oggi parliamo dell’escalation di violenze in Centrafrica a pochi giorni dal voto, dell’arresto di difensori dei diritti umani legati all’opposizione in Uganda e del rapporto sui divari retributivi degli stranieri in Italia.

Centrafrica: gruppi armati in marcia sulla capitale a pochi giorni dalle elezioni

Dopo la calma di lunedì sono ripresi ieri gli attacchi di gruppi armati nella Repubblica Centrafricana. I sei gruppi ribelli coalizzatisi il 15 dicembre scorso si muovono lungo le arterie stradali principali del paese, minacciandone la stabilità proprio a ridosso delle elezioni legislative e presidenziali di domenica prossima.

Il gruppo armato Unione per la pace in Centrafrica (Upc) di Ali Ndarassa ha attaccato ieri la città di Bambari prendendone il controllo. Nonostante gli scenari di guerra il presidente Touadera e i vescovi centrafricani chiedono di mantenere l’appuntamento con le urne. Intanto nella capitale Bangui sono arrivati rinforzi di miliari russi e rwandesi, a sostegno dell’esercito centrafricano.

Uganda: arrestati quattro avvocati per i diritti e un membro del partito dell’oppositore Bobi Wine 

Non si ferma nel paese la repressione nei confronti dell’opposizione in vista delle elezioni legislative e presidenziali del 14 gennaio. Ieri l’avvocato che rappresenta l’oppositore candidato alla presidenza Bobi Wine è stato arrestato con l’accusa di riciclaggio di denaro. Nicholas Opiyo è l’avvocato di molti attivisti e fondatore dell’organizzazione per la difesa dei diritti umani Chapter four Uganda.

Con lui sono finiti in manette altri tre avvocati: Herbert Dakasi, Anthony Odur e Esomu Obure, e un membro del partito di Bobi Wine. In Uganda è all’ordine del giorno l’arresto di oppositori politici e la violazione della libertà di associazione, riunione ed espressione, dopo l’approvazione di norme che limitano le attività online e soffocano i media indipendenti.

Rapporto Oil sul divario retributivo: in Italia il 30% in meno per gli stranieri 

Quarta tra i primi 20 paesi ad alto reddito in cui si registra un importante divario retributivo tra migranti e nazionali. L’Italia si pone tra le maglie nere mondiali per differenza salariare tra autoctoni e stranieri, registrando quasi il 30% di gap retributivo, contro una media mondiale che si attesta al 13%. Un divario, che rimane per i suoi 3/4 non spiegato. Non riconducibile cioè a dinamiche del mercato o alle competenze di chi lavora.

A registrare la discriminazione è l’Oil, l’Organizzazione internazionale del lavoro, nel suo rapporto “Il divario retributivo dei migranti: comprendere le differenze salariali tra lavoratori migranti e nazionali”. Una discriminazione che diventa doppia e raggiunge il suo apice per le lavoratrici, penalizzate in quanto donne e in quanto migranti.