Oggi parliamo del rinvio a giudizio in Italia dei quattro 007 egiziani accusati del sequestro e della morte di Giulio Regeni, del mancato accordo sulla ripartizione dei migranti in Europa e dei tentativi di mediazione dopo il nuovo golpe militare in Mali.

Rinvio a giudizio per quattro agenti egiziani accusati del rapimento e dell’uccisione di Giulio Regeni

Sono stati rinviati a giudizio quattro 007 egiziani accusati del sequestro e dell’omicidio di Giulio Regeni, il ricercatore friulano rapito in Egitto il 25 gennaio 2016 e trovato morto il 3 febbraio.
Lo ha stabilito il giudice dell’udienza preliminare di Roma Pierluigi Balestrieri, accogliendo la richiesta della Procura. La prima udienza è fissata per il 14 ottobre.
Il pm Sergio Colaiocco, nel sollecitare il rinvio a giudizio degli agenti della National Security, ha sottolineato come si apra ora una nuova sfida e cioè quella di ottenere che tutti i testimoni, soprattutto quelli egiziani, vengano a riferire di nuovo davanti alla corte d’assise quanto hanno già detto nel corso delle indagini.
Alessandra Ballerini, legale dei genitori di Giulio Regeni ha dichiarato: «Ci abbiamo messo 64 mesi, ma quello di oggi è un buon traguardo e un buon punto di partenza».

Migranti: ancora nessun accordo sulla ripartizione al Consiglio europeo

Solo sfiorato ieri al Consiglio europeo il tema dei migranti. Nonostante l’appello del presidente del Consiglio Mario Draghi, tra i 27 paesi partecipanti non vi è stato alcun dibattito sulla spartizione delle persone arrivate via mare sulle coste italiane.
Tutto rimandato al summit di giugno, con poche speranze, secondo il presidente Macron, di arrivare a un’intesa di ripartizione intergovernativa prima dell’estate.
Tanto che i due premier hanno parlato di una collaborazione più stretta tra Italia e Francia, e un’apertura alla Germania, per cercare di ricostruire il Patto di Malta del 2019.
Nel mentre, aumentano gli sbarchi: 13.766 le persone arrivate via mare da inizio anno.
Un aumento del 200% rispetto al 2020, quando, fra gennaio e maggio, giunsero sulle nostre coste 4.724 migranti.

Mali: in corso trattative di mediazione dopo il nuovo golpe militare 

Continua in Mali l’opera di mediazione della comunità internazionale dopo l’arresto lunedì scorso – da parte del colonnello Assimi Goïta che il 18 agosto 2020 aveva scalzato il presidente Ibrahim Boubacar Keita – del presidente e del primo ministro della transizione che doveva portare il paese al voto entro marzo 2022.
L’inviato della Comunità economica dell’Africa dell’ovest, Goodluck Jonathan, ha incontrato Goïta e oggi dovrebbe vedere i due arrestati che si trovano in un campo militare a pochi km da Bamako.
Intanto, secondo fonti diplomatiche, questa sera alle 19 dovrebbe tenersi una riunione d’urgenza del Consiglio di sicurezza dell’Onu, richiesta da Francia, Niger, Tunisia e Kenya: all’ordine del giorno la situazione del paese saheliano.