Aiuti umanitari in Sud Sudan (Credit: ICRC)

Oggi parliamo dell’emergenza umanitaria in Sud Sudan, del rapporto di Amnesty International sulle carceri egiziane e dello slittamento dell’introduzione della moneta unica in Africa occidentale.

Sud Sudan: due terzi della popolazione avrà bisogno di assistenza umanitaria nel 2021

Secondo l’Onu in Sud Sudan più di 8 milioni di persone – su una popolazione stimata di 12 milioni – avranno bisogno di assistenza umanitaria quest’anno. Erano 7,5 milioni nel 2020. “Si prevede che più di 7,2 milioni di persone soffriranno di grave insicurezza alimentare nel 2021, con alcune comunità che dovranno affrontare livelli catastrofici di insicurezza alimentare”, ha detto ieri Stephane Dujarric, portavoce del Segretario generale delle Nazioni Unite.

In Sud Sudan conflitti, insicurezza e disastri naturali hanno sfollato quasi 4 milioni di persone dal 2013, fa sapere l’Ufficio Onu per il coordinamento degli affari umanitari (Ocha). Le persone continuano anche ad essere altamente vulnerabili alle malattie, a causa della bassa copertura vaccinale, di un sistema sanitario debole e di scarso accesso all’acqua.

Egitto: rapporto Amnesty sulle condizioni (disumane) nelle carceri

Nelle carceri egiziane detenuti politici e altri oppositori sono sottoposti a «condizioni disumane» e «viene loro deliberatamente negata l’assistenza sanitaria per punire il dissenso» con trattamenti che rappresentano una «tortura». Lo sostiene Amnesty International nella sintesi di un recente rapporto, sottolineando che «l’insensibilità delle autorità penitenziarie ha contribuito a decessi in custodia e a danni irreparabili per la salute dei detenuti».

Nel dossier, pubblicato in occasione del decimo anniversario dell’inizio della Primavera araba egiziana, vengono documentate le esperienze di 67 persone detenute in tre carceri femminili e 13 maschili, in 7 governatorati egiziani. Dieci di loro sono morti in prigione e due poco dopo il rilascio, nel 2019 e nel 2020.

Rischia di slittare al 2025 l’introduzione della moneta unica in Africa occidentale

La decisione della Comunità economica degli stati dell’Africa occidentale di spostare al gennaio 2022 l’entrata in vigore del patto di convergenza rischia di rinviare al 2025 l’adozione della moneta unica, l’eco, che sembrava alle porte. Nel corso del vertice dei 15 stati, che si è tenuto domenica scorsa, si è imputata questa scelta alle spese supplementari necessarie per far fronte alla crisi indotta dal Covid-19.

Una situazione che allontana i governi dall’applicazione di criteri comuni sul debito pubblico e sul deficit di bilancio. Siccome, secondo le stime di alcuni economisti, per far partire effettivamente l’eco sono necessari tre anni di convergenza e alcuni paesi, come la Nigeria (che è la maggiore economia), si sono sempre mostrati tiepidi nei confronti dell’iniziativa, è piuttosto probabile che il processo di integrazione monetaria vada per le lunghe.

 

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