Oggi parliamo dell’estensione del conflitto civile in Etiopia, della posizione presidenzialista del vescovo di Tunisi e del confronto aperto sulla nomina del presidente della Commissione elettorale nella Rd Congo.  

Etiopia: milizie Afar attaccano e saccheggiano una città nella regione Somala

Nei giorni scorsi milizie della regione di Afar hanno attaccato e saccheggiato la città di Gadamaytu, nella regione Somala, al centro di una lunga disputa sui confini regionali nel nord-est dell’Etiopia.
Il portavoce del governo della regione somala, Ali Bedel, ha detto che le milizie Afar “hanno massacrato centinaia di civili”, che “molti sono stati sfollati” e che “la città è quasi completamente saccheggiata”. Il quotidiano Nation parla di 300 morti.
Anche la ferrovia commerciale e l’autostrada che collegano Addis Abeba a Gibuti, e che attraversano l’Afar, sono state temporaneamente bloccate.
Ieri, intanto, ad Addis Abeba migliaia di nuove, giovani reclute dell’esercito federale si sono radunate prima di partire per i campi di addestramento, mentre le forze del Tigray sono avanzate nel fine settimana nella regione Amhara.

Tunisia: l’arcivescovo di Tunisi si schiera con il presidente Saied

Mentre il partita islamista Ennahdha, messo fuori gioco dal presidente Kaid Saied, chiede elezioni anticipate in Tunisia, e mentre gli Stati uniti, l’Unione europea e l’Unione africana esercitano pressioni per il ripristino della stabilità nel paese, prende una posizione netta la Chiesa cattolica locale.
In un’intervista rilasciata all’agenzia missionaria Fides, l’Arcivescovo di Tunisi, Ilario Antoniazzi, si espone applaudendo l’iniziativa del presidente di congelare il parlamento, esautorare il governo e assumere i pieni poteri.
A suo avviso si tratta di un’iniziativa «accolta con sollievo dalla maggioranza della popolazione, esausta di una situazione che appariva senza uscita». Per monsignor Antoniazzi «La popolazione non ne poteva più dei governanti».

Rd Congo: nuove tensioni sulla nomina del presidente della Ceni

Non c’è ancora un accordo tra le otto maggiori confessioni religiose della Repubblica democratica del Congo su chi sarà il prossimo presidente della Commissione elettorale nazionale indipendente.
Ieri, secondo fonti ufficiose, cattolici e protestanti hanno espresso perplessità sulla candidatura di Denis Kadima, considerato troppo vicino al presidente Felix Tshisekedi.
Per tutta risposta i rappresentanti di sei confessioni hanno abbandonato la riunione.
Si tratta dei rappresentanti della Chiesa del risveglio, degli ortodossi, dei musulmani, dei kibanguisti, dell’Esercito della salvezza e delle Chiese indipendenti.
La Ceni ha un ruolo chiave, in termini di indipendenza di giudizio e di una certa distanza dagli schieramenti politici, perché le prossime elezioni si possano svolgere con criteri di trasparenza.

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