L'oppositore ugandese Robert Kyagulanyi Ssentamu, detto Bobi Wine

Oggi parliamo di nuovi arresti di oppositori in Uganda, dell’esorbitante debito dello Zambia con la Cina e del nuovo rinvio del processo in Egitto a Patrick Zaki.

Uganda: nuovamente arrestati due parlamentari dell’opposizione

In Uganda non si placa la stretta contro esponenti dell’opposizione. La polizia ha nuovamente arrestato due parlamentari del Partito di unità nazionale del musicista e oppositore Bobi Wine, poco dopo essere stati rilasciati su cauzione. Erano stati arrestati all’inizio di settembre e accusati di omicidio. I legislatori, Mohammed Ssegirinya e Allan Ssewanyana, del negano le accuse che sostengono siano motivate politicamente. I due, prelevati con la forza appena usciti dal carcere, sono ora accusati anche di tradimento e incitamento alla violenza. I nuovi arresti arrivano pochi giorni dopo che il presidente Yoveri Museveni, al potere dal 1986, si è scontrato con il giudice capo Alphonse Owinyi Dollo per aver concesso la loro la libertà su cauzione.

Zambia: ammonterebbe a 6,6 miliardi di dollari il debito con la Cina

Lo Zambia è tecnicamente in bancarotta da quasi un anno e il presidente Hakainde Hichilema, eletto in agosto e da poco entrato in funzione, ha al primo posto dell’agenda la ristrutturazione del debito pubblico e il rilancio dell’economia. Ma Fondo monetario internazionale e Banca mondiale chiedono trasparenza sull’ammontare del debito e sui creditori. Un studio dell’università americana Johns Hopkins stima che il debito contratto con una ventina di banche cinesi arrivi alla cifra di 6,6 miliardi di dollari e non di 3,4 miliardi come comunicato dal precedente governo. L’insieme del debito pubblico zambiano è di 14,3 miliardi di dollari.

Egitto: rinviata al 7 dicembre l’udienza del processo a Patrick Zaki

«Un rinvio lunghissimo che sa di punizione». Questo il commento di Riccardo Noury, portavoce di Amnesty Italia, alla notizia del secondo rinvio del processo contro Patrick Zaki, il giovane studente egiziano, recluso in Egitto dal 7 febbraio 2020. Seconda udienza, secondo rinvio, al 7 dicembre prossimo. Data in cui scatteranno i 22 mesi di detenzione. Un limite vicino al massimo dei 24 previsti dalla legge senza che vi sia una sentenza. Per Zaki, studente all’università di Bologna, Camera e Senato hanno votato a favore della cittadinanza italiana, nel silenzio del governo. E 40 europarlamentari, ieri, hanno inviato una lettera alla presidente della Commissione Ue Ursula Von der Leyen, affinché vi sia «una forte presa di posizione per chiederne l’immediata liberazione».

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