Emergenza umanitaria nel Tigray (homelandnewsng.com)

Oggi parliamo del moltiplicarsi degli appelli per un intervento umanitario urgente nella regione etiopica del Tigray, di un’alleanza delle opposizioni in vista delle elezioni presidenziali in Ciad e della visita in Camerun del segretario di stato Vaticano.

Etiopia: appello di tre partiti di opposizione nel Tigray per un intervento umanitario urgente

Si moltiplicano in Etiopia gli appelli per un intervento umanitario nella regione del Tigray, da novembre sotto attacco del governo centrale. Ieri tre partiti di opposizione nella regione – Tigray Independence Party, Salsay Weyane Tigray, e National Congress of Great Tigray -, in un comunicato congiunto, hanno descritto la situazione come un enorme “disastro umanitario”, con persone che stanno morendo di fame, esortando la comunità internazionale a intervenire con urgenza.

I tre partiti hanno anche affermato che 52mila persone sono state uccise dall’inizio del conflitto, tra cui donne, bambini e leader religiosi. Sempre ieri le Nazioni Unite hanno parlato di 20mila rifugiati, per lo più eritrei, scomparsi dopo la distruzione dei due campi di Hitsats e Shimelba.

Ciad: alleanza di 12 partiti di opposizione in vista delle elezioni presidenziali

In Ciad è stata presentata una alleanza elettorale tra dodici partiti dell’opposizione, in vista delle presidenziali dell’11 aprile. L’intenzione è di esprimere un candidato unico e un programma politico condiviso. Tra i firmatari dell’alleanza c’è Saleh Kebzabo che in occasione delle presidenziali del 2016 aveva ottenuto il 12,8% dei consensi ed era arrivato secondo, anche se molto lontano, da Idriss Déby che da trent’anni governa il paese.

Non ha invece aderito all’alleanza il movimento Les Transformateurs, diretto da Succès Masra, che ha organizzato per domani e per il 7 febbraio delle manifestazioni pacifiche per ribadire che il Ciad ha bisogno di alternanza politica e di giustizia sociale.

Camerun: si conclude oggi la visita del segretario di stato Vaticano nelle zone anglofone

Si conclude oggi la visita in Camerun del segretario di stato Vaticano, il cardinale Pietro Parolin, che ha incontrato il presidente Paul Bya e ha portato un appello del papa al dialogo e alla riconciliazione per i territori anglofoni del Nordovest e del Sudovest. Il cardinale ha scelto di recarsi anche nella città di Bamenda, nell’area anglofona, un gesto che l’arcivescovo di Douala, monsignor Samuel Kleda ha considerato «di alto valore simbolico».

Sono cinque anni che la minoranza anglofona camerunese è in conflitto con lo stato centrale: reclama maggiore autonomia e alcuni gruppi armati puntano all’indipendenza. L’arcivescovo di Bamenda, monsignor Fuanya, ha sottolineato che quella del cardinale Parolin «è la prima visita di una autorità straniera nella regioni anglofone dall’inizio della crisi».