Nord Kivu, caschi blu di pattuglia (interris.it)

Oggi parliamo di decine di morti nell’ultima settimana nell’est della Rd Congo, di crimini di guerra denunciati da Amnesty International nel nord del Mozambico e delle manifestazioni anti regime degli studenti in Algeria.

Rd Congo: continuano gli attacchi contro i civili nell’est del paese

Nel nordest della Repubblica democratica del Congo, dopo l’uccisione il 22 febbraio dell’ambasciatore italiano Luca Attanasio, la vita quotidiana continua a essere caratterizzata da una forte instabilità. Nell’ultima settimana, nelle province del Nord Kivu e dell’Ituri, sono stati uccisi 32 civili in seguito ad attacchi attribuiti al gruppo armato Forze democratiche alleate.

Ieri sera, inoltre, sulla strada tra Goma e Rutshuru, la stessa che percorreva l’ambasciatore, è stato ucciso in un’imboscata il magistrato militare Mulahya Hassan Hussein. Situazione difficile anche per le guardie forestali del parco dell’Ituri: in 12 mesi, 21 ecoguardie hanno perso la vita a causa di attacchi di gruppi armati che utilizzano il parco, di quasi 8mila km quadrati, come rifugio.

Mozambico: Amnesty International denuncia “crimini di guerra” nella provincia di Cabo Delgado

Amnesty International ha pubblicato un rapporto in cui accusa l’esercito mozambicano, contractors militari privati e miliziani jihadisti attivi nella provincia settentrionale di Cabo Delgado, di aver “commesso crimini di guerra, provocando la morte di centinaia di civili”.

Parlando di un conflitto in piena regola, Amnesty ha esortato tutte le parti a smettere immediatamente di attaccare i civili e ha invitato il governo di Maputo a indagare sugli abusi attribuiti ai suoi soldati. Il Mozambico sta combattendo la presenza di milizie jihadiste nel Nord dall’ottobre 2017. Un conflitto che ha fatto più di 2.300 morti e oltre 600mila sfollati.

Algeria: migliaia di studenti nuovamente in piazza ieri, nonostante i divieti

Circa 2mila algerini, la maggioranza dei quali studenti, hanno manifestato nuovamente ieri ad Algeri contro il regime, nonostante il divieto di assemblea. Per la seconda settimana consecutiva, giovani, insegnanti e sostenitori, hanno marciato da piazza dei Martiri, ai piedi della Casbah, nella vecchia Algeri, al centro della capitale. Sono scoppiate brevi risse quando la polizia ha cercato di respingerli.

Hanno gridato slogan del movimento di protesta popolare Hirak. Preso di mira il presidente Tebboune, che ieri sera ha rilasciato la sua prima intervista alla tv di stato. Ed è stato molto duro rispetto alle manifestazioni. Ha dichiarato che qualcuno, soprattutto dall’esterno «sta cercando di infilarsi nel movimento popolare per colpire le istituzioni della Repubblica e destabilizzare il paese».

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