Oggi parliamo della condanna di Ahmed Bassem Zaki per molestie sessuali in Egitto, della riforma della costituzione in Gabon e di un’operazione antiterrorismo in Algeria.

Egitto: condanna a tre anni di prigione di Ahmed Bassem Zaki

In Egitto buona notizia per i diritti umani molto spesso negati nei
confronti dei dissidenti politici e di persone non allineate al
potere, come il caso Patrick Zaki insegna. In particolare la condanna
di Ahmed Bassem Zaki, ventiduenne a tre anni di prigione per molestie
sessuali sui social nei confronti di diverse giovani ragazze rivela un
azione a favore dei diritti delle donne.

Il giovane era stato arrestato nel luglio scorso e accusato di molestie sessuali, reato che
è previsto nel Codice penale dal 2014. Il suo comportamento aveva dato
vita alla campagna “Metoo” che invitava le giovani egiziane vittime di
abusi sessuali online a farsi coraggio e denunciare le esperienze
subite.

Gabon: riforma della costituzione

A larghissima maggioranza è passata in Gabon la riforma della
Costituzione voluta con forza dal presidente Ali Bongo. Con 204 voti a
favore su 229 il Parlamento ha dato il via alla nuova carta che vuole
fare chiarezza su alcune situazioni di incertezza giuridica che tanto
hanno alimentato le polemiche tra la popolazione.

In particolare l’Articolo 13 che prevede ora, in caso di vacanza di potere, un
triumvirato composto dai presidente dell’Assemblea e del Senato e dal
Ministro della Difesa e la possibilità da parte del Capo dello Stato
di nominare alcuni dei senatori che in precedenza erano tutti eletti.
L’opposizione ha fortemente criticato questa riforma costituzionale
definendola una regressione democratica.

Operazione antiterrorismo  in Algeria

Nell’Algeria del presidente Tabboune appena rientrato dopo due mesi in
Germania per cure, è stato ritrovato, nel corso di un operazione
antiterrorismo all’est del paese, un quantitativo ingente di denaro
frutto delle negoziazioni dell’ottobre scorso per la liberazione dei
prigionieri.

Si tratta di 80.000 euro liquidi che, secondo gli
investigatori, sarebbero stati oggetto della trattativa con i
jihadisti per la liberazione di 200 prigionieri membri di vari gruppi
terroristi in cambio di quattro celebri ostaggi: Soumayla Cissé, capo
dell’opposizione e recentemente morto di covid in Francia, Sylvie
Petronin, il missionario italiano padre Gigi Macalli e Nicola
Chiacchio.