Egitto, oltre 380 fermi per le proteste antigovernative dello scorso fine settimana (Credit: AlkhaleejOnline/Twitter)

Oggi parliamo della nuova raffica di arresti per le proteste in Egitto, della campagna di disarmo dei civili in corso in Sudan e di uno studio sugli effetti negativi sulla salute mentale dei migranti che vivono in centri sovraffollati. 

Egitto: quasi 300 arresti per le proteste antigovernative dello scorso fine settimana

Oltre 380 fermi, di cui più di 290 formalizzati in custodia cautelare in carcere. È il bilancio provvisorio, aggiornato a domenica scorsa, fornito dalla Commissione egiziana per i diritti e le libertà sulla repressione delle manifestazioni di protesta dello scorso fine settimana, le prime dal settembre 2019.

L’organizzazione non-governativa ha anche denunciato la scomparsa di 87 persone (o, almeno, di cui non è stato possibile finora rintracciare l’iter giudiziario). Dei fermati, 57 sono minori e due le donne. Le manifestazioni, indirizzate contro l’amministrazione egiziana, hanno sfidato un sostanziale bando dei raduni di piazza in vigore dal 2013. Nel silenzio dei media ufficiali, le immagini vengono veicolate sui social da simpatizzanti della Fratellanza musulmana.

Sudan: chiusa la terza fase della campagna di disarmo, distrutte 300mila armi 

L’esercito sudanese ha distrutto ieri 300mila armi da fuoco detenute illegalmente, raccolte durante la campagna di disarmo lanciata nell’agosto 2017. Alla cerimonia, nella base militare di Hajar Al Asal, nel nord del Sudan, il generale Ibrahim Jabir Ibrahim, membro del Consiglio Sovrano, ha affermato che le armi sequestrate sono frutto di una campagna effettuata in tre fasi.

Ibrahim ha aggiunto che ora avrà inizio una quarta fase di raccolta, accompagnata da misure molto severe per impedire il possesso di armi o munizioni illegali a chiunque non faccia parte dell’esercito regolare. Secondo i dati della piattaforma GunPolicy.org nel 2017 nel paese 2milioni 768mila armi erano detenute da civili, pari a oltre 6 armi ogni 100 abitanti.

Migranti: la vita in centri sovraffollati produce effetti negativi sulla salute mentale

Una ricerca dell’organizzazione umanitaria Medici per i diritti umani (Medu) dimostra come i migranti reclusi nei mega centri di accoglienza presentino un quadro clinico di disturbo da stress post-traumatico più grave rispetto a chi è stato ospitato in piccoli centri. Lo studio si è concentrato su una delle strutture più grandi nel nostro paese, il Cara di Mineo, arrivato ad accogliere fino a 4mila migranti per volta.

Secondo Medu “le condizioni di vita precarie nei grandi e sovraffollati centri di accoglienza producono effetti negativi sulla salute mentale dei rifugiati e dei richiedenti asilo al pari delle violenze subite nei paesi di origine o lungo la rotta migratoria”. La maggior parte delle 122 persone intervistate è arrivata per mare ed era stata detenuta nelle carceri libiche, dove, nell’82% dei casi, raccontava di essere stata torturata.