Il signore della guerra filo-rwandese Bosco Ntaganda

Oggi parliamo della conferma della sentenza di condanna della Cpi contro un ex signore della guerra nella Rd Congo, dell’attacco armato alla città mozambicana di Palma e delle minacce del presidente egiziano all’Etiopia.

Rd Congo: la Cpi conferma la condanna a 30 anni per il signore della guerra Ntaganda 

La Corte penale internazionale ha confermato la pena a 30 anni di reclusione per il signore della guerra filorwandese Bosco Ntaganda per crimini di guerra e crimini contro l’umanità commessi nella Repubblica democratica del Congo, nella regione dell’Ituri, nel 2002 e 2003.

Ntaganda era allora a capo dell’Unione dei patrioti congolesi (Upc) ed è ritenuto colpevole di 18 capi d’accusa, tra cui esecuzioni sommarie, stupri di massa, schiavitù sessuale, mutilazioni e arruolamento di bambini soldato. Uomo di fiducia del regime rwandese, Ntaganda, conosciuto anche come “terminator”, si era consegnato all’ambasciata degli Stati Uniti in Rwanda nel 2013. Si tratta della pena più pesante mai inflitta dal tribunale dell’Aja.

Mozambico: ancora isolata la città di Palma, sotto attacco da una settimana 

L’esercito mozambicano non ha capacità e mezzi per difendere il territorio ed è incapace di rispondere agli attacchi. A dichiararlo è stato ieri un deputato della Resistenza nazionale mozambicana (Renamo), all’opposizione, una settimana dopo l’inizio degli attacchi armati alla città di Palma, che hanno causato migliaia di sfollati e un numero ancora sconosciuto di morti.

Pesa il silenzio delle istituzioni su quanto sta accadendo nella provincia settentrionale di Cabo Delgado, isolata da sette giorni, dopo che lo Stato islamico ha annunciato lunedì la conquista di Palma. Cadute nel vuoto, finora, anche le offerte di sostegno militare arrivate da altri paesi, mentre si aggrava la situazione umanitaria con decine di migliaia di civili in fuga dalle violenze. 

Egitto: al-Sisi minaccia l’Etiopia per il riempimento della sua diga sul Nilo Azzurro

«L’acqua dell’Egitto è una linea rossa» e «nessuno è fuori dalla nostra portata». Il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi ha lanciato un bellicoso monito all’Etiopia, praticamente una minaccia di attacco militare, sul riempimento della maxi-diga etiopica “Gerd” che ridurrà la portata d’acqua del Nilo, vitale per l’Egitto.

Il capo di Stato egiziano ha alzato la voce con Addis Abeba in una conferenza stampa indetta a Ismailia dopo lo sblocco del Canale di Suez. «A nessuno sarà permesso di prendere una singola goccia dell’acqua dell’Egitto, altrimenti la regione cadrà in un’inimmaginabile instabilità», ha detto il leader egiziano che ha ammesso di non essere mai stato così duro. Dal grande fiume africano l’Egitto trae circa il 97% dell’acqua usata per irrigare e bere.