Truppe etiopiche (Credit: madote.com)

Oggi parliamo dell’invio dell’esercito nella regione ribelle del Tigray in Etiopia, di arresti e minacce all’oppositore Bobi Wine in Uganda, e della scarcerazione di oltre 400 detenuti in Egitto.

Etiopia: escalation di tensione, il governo schiera l’esercito nella regione del Tigray

Ieri il primo ministro etiopico Abiy Ahmed ha ordinato ai militari di schierarsi nella regione settentrionale del Tigray dopo aver accusato il governo locale di aver attaccato le truppe federali. “L’ultima linea rossa è stata superata e il governo federale è quindi costretto a uno scontro militare”, ha detto in una nota l’ufficio del premier. Dopo la dichiarazione di Abiy Ahmed il Tigray ha vietato i voli nel suo spazio aereo.

Lunedì, in una conferenza stampa, il presidente della regione del Tigray, Debretsion Gebremichael ha dichiarato che Addis Abeba stava pianificando di attaccare la regione per punirla per aver tenuto le elezioni di settembre. Secondo fonti di Nigrizia, anche l’Eritrea, che confina a sud con il Tigray, starebbe spostando truppe lungo la frontiera meridionale.

Uganda: sequestrato e torturato l’oppositore candidato alle elezioni presidenziali

Almeno 50 persone sono state arrestate ieri nella capitale Kampala, mentre il parlamentare e musicista Robert Kya-gu-lanyi, detto Bobi Wine, è stato autorizzato dalla commissione elettorale a partecipare alle elezioni presidenziali di febbraio. Il caos è scoppiato dopo che la polizia ha sparato gas lacrimogeni contro i suoi sostenitori che lo avevano scortato.

Il politico ha detto di essere stato arrestato, “picchiato” e “torturato” dalla polizia, pochi minuti dopo aver registrato la sua candidatura. Immagini televisive mostrano che l’uomo è stato tirato fuori dalla sua macchina e gettato in un furgone dove sarebbe stato detenuto e torturato per tre ore. Wine è uno degli 8 candidati che sfideranno il presidente Yoweri Museveni, al potere dal 1986.

Egitto: rilasciati 416 detenuti arrestati durante proteste anti-governative

Il tribunale penale egiziano di Giza ha ordinato ieri il rilascio di 416 persone detenute per accuse legate alle manifestazioni anti-governative. Secondo il quotidiano Al Masry al Youm, gli imputati sono stati arrestati per lo più nell’ambito delle proteste del 20 settembre scorso contro il presidente Abdel Fatah al-Sisi. I detenuti interessati dalla misura includono imputati coinvolti in 19 diverse proteste e casi di violenza dal 2014 ad oggi. Nessuna novità, invece, per Patrick Zaki, lo studente egiziano dell’Università di Bologna tornato al Cairo per una breve visita e arrestato il 7 febbraio all’aeroporto del Cairo. Il giovane è stato arrestato sulla base di 5 capi d’accusa, tra cui la pubblicazione di notizie false su Facebook e il presunto tentativo di rovesciare il governo del presidente Al-Sisi.