Oggi parliamo dell’incremento degli studenti senza cittadinanza italiana nel nostro paese, della proposta di mediazione sudsudanese nel conflitto in Etiopia e delle tensioni crescenti tra Somalia e Somaliland.

Italia: oltre uno studente su dieci è senza cittadinanza

Il 10,3% di chi siede nei banchi delle nostre aule scolastiche è uno studente o studentessa senza cittadinanza. Secondo un report, diffuso dal ministero dell’istruzione, sono oltre 876mila, su un totale di 8 milioni e 484mila, coloro che frequentano le scuole italiane senza essere cittadini del nostro paese. Più numerosi soprattutto presso la scuola d’infanzia e le primarie. E, in una popolazione scolastica in calo di quasi 96mila unità, con il numero degli studenti italiani che diminuisce dell’1,5%, si riscontra l’incremento della presenza dei senza cittadinanza, che registrano un +2,2%. Una percentuale che risponde a un aumento di 19mila presenze scolastiche. Nelle classi, prevalgono le cosiddette seconde generazioni: il 65,4% delle studentesse e degli studenti non italiani è nato nel nostro paese.

Etiopia: il presidente del Sud Sudan si propone come mediatore nel conflitto in Tigray

Il presidente del Sud Sudan Salva Kiir si è proposto come mediatore tra il governo etiopico e i ribelli del Tigray. Lo ha annunciato martedì 5 ottobre il suo portavoce Ateny Wek Ateny.
L’annuncio segue la visita di Kiir ad Addis Abeba, dove il 4 ottobre ha partecipato alla cerimonia di investitura del primo ministro Abiy Ahmed. Ateny Wek Ateny ha detto alla radio delle Nazioni Unite Miraya che il presidente Kiir ha approfittato di questa visita per discutere con il premier Ahmed la possibilità di avviare una mediazione tra il governo federale e i ribelli nel Tigray. A sollecitare Kiir in questo impegno era stato Abdalla Hamdok, il primo ministro del Sudan, e attuale presidente del blocco di otto paesi dell’Autorità intergovernativa per lo sviluppo (Igad).

Somaliland: tensioni con Mogadiscio per l’espulsione di cittadini somali

Sta suscitando polemiche e tensioni diplomatiche la decisione delle autorità del Somaliland di espellere dai suoi confini lo scorso fine settimana più di mille uomini, donne e bambini che vi si erano stabiliti 20 anni fa. Le autorità del Somaliland, autoproclamatesi indipendenti nel 1991, adducono ragioni di sicurezza. Domenica, il primo ministro della Somalia, che considera ancora il Somaliland parte integrante del suo territorio, ha descritto come “vergognoso, brutto e disonorevole” il fatto di “espellere i somali” dal proprio paese. Il ministero degli esteri del Somaliland ha risposto denunciando una “interferenza” ritenuta inaccettabile. Ocha, l’agenzia Onu per il coordinamento umanitario in Somalia, avverte del rischio di una “grave crisi umanitaria”.

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