Truppe ciadiane

Oggi parliamo del rafforzamento della presenza militare ciadiana al confine con Mali, Niger e Burkina, della rottura delle relazioni tra il governo etiopico e quello della regione del Tigray e delle novità contenute nel nuovo decreto immigrazione in Italia.

Ciad: rafforzata la presenza militare al confine con Mali, Niger e Burkina

Per rafforzare le operazioni militari contro il terrorismo jihadista nel Sahel, il Ciad si appresta a mettere in campo un secondo contingente militare di 1000 uomini nell’area dei tre confini tra Mali, Niger e Burkina Faso. Lo ha annunciato il ministro degli esteri ciadiano, ma la decisione è stata presa dal presidente Idriss Déby, nel corso di una sessione del Consiglio dei ministri del G5 Sahel, l’iniziativa militare congiunta in atto dal 2014 tra Ciad, Burkina Faso, Mali, Niger e Mauritania.

Atteso già lo scorso anno, questo contingente ha subìto ritardi perché il Ciad – questa è la versione ufficiale – è stato impegnato nel contrasto dei terroristi Boko Haram nell’area del lago Ciad. Ad oggi sono 750 i militari ciadiani dispiegati nel dispositivo G5 Sahel.

Etiopia: il parlamento rompe le relazioni con le autorità della regione del Tigray

Il Senato ha votato ieri per interrompere tutte le relazioni tra le autorità federali e il parlamento e il governo regionale del Tigray. Questo voto aumenta ulteriormente le tensioni tra il primo ministro Abiy Ahmed e il Fronte di liberazione popolare del Tigray (Tplf), al potere nella regione settentrionale dopo aver dominato la politica etiopica per quasi 30 anni.

Un mese fa le autorità tigrine hanno tenuto elezioni locali in aperto contrasto con il governo centrale che aveva posticipato il voto nazionale al prossimo anno a causa della pandemia di Covid-19. Elezioni che il parlamento di Addis Abeba ha definito illegali e illegittime. Nel tentativo di smorzate le crescenti tensioni ieri la presidente Sahle-Work Zewde ha promesso che le prossime elezioni saranno libere ed eque e che il governo assicurerà pace, stabilità e sicurezza.

Decreto immigrazione: nuove regole con molte luci e diverse ombre

All’indomani dell’approvazione da parte del Consiglio dei ministri del nuovo decreto immigrazione, le reazioni sui cambiamenti rispetto ai decreti Salvini evidenziano molte luci e diverse ombre. Rimane l’impostazione di fondo della migrazione come problema di sicurezza. Subentra l’esame veloce delle domande di asilo per chi arriva da paesi sicuri o si trova nei Cpr: le commissioni territoriali avranno 7 giorni di tempo dalla presentazione dei documenti alla prefettura, più 2 giorni per decidere.

Cancellate le maxi multe alle navi ong, tornano le sanzioni tra i 10 e i 50mila euro. Reintrodotta la protezione umanitaria, il diritto a iscriversi all’anagrafe comunale e il sistema di accoglienza diffuso, che non si chiama più Sprar ma Sai, Sistema di accoglienza e integrazione. Possibilità di convertire il permesso di protezione speciale in permesso di lavoro.