Oggi parliamo dell’incendio che ha distrutto la sede di Ennhada, il partito islamico tunisino, dei continui scontri nel Camerun del nord con migliaia di sfollati, e del rinvio a giudizio da parte della Corte penale internazionale di Mahamat Said, uno dei leader di Seleka in Centrafrica

 

 

Tunisia: in fumo la sede del partito Ennahda

Una persona è morta e altre 18 sono rimaste ferite, nell’incendio scoppiato ieri nella sede del partito islamico Ennahda, a Tunisi. Tra i feriti anche l’ex primo ministro e vicepresidente del partito, Ali Laarayedh. A darsi fuoco uno dei suoi “militanti”. Ennahda è stata la più grande forza nel parlamento tunisino del post rivoluzione del 2011. Ha svolto un ruolo centrale fino a quando il presidente Saied il 25 luglio scorso ha licenziato il premier, sospeso il parlamento e assunto una serie di poteri. L’incendio è arrivato tre giorni dopo che il partito aveva avvertito che nei suoi confronti era in corso una campagna di diffamazione. Ieri il presidente Saied, ha incontrato alcuni costituzionalisti. Lo scopo è trovare una strada per cambiare la Costituzione del 2014 senza passare dalle urne. 

Camerun: nuovi scontri tra esercito e separatisti anglofoni

In Camerun continua il conflitto tra governo centrale e separatisti anglofoni del nord ovest. La popolazione di Bamenda ha accusato i militari di avere incendiato mercoledì decine di case e negozi della città. La regione da circa cinque anni si trova al centro di scontri tra esercito e i ribelli di lingua anglofona: ad oggi si conta un milione di sfollati, mentre gran parte delle scuole sono chiuse. Alla radice del conflitto vi è la complicata storia coloniale che nella spartizione del continente ha visto il Camerun diviso tra una maggioranza di lingua francese e una minoranza di lingua inglese. Gli anglofoni da sempre accusano il governo di Paul Biya di discriminazione nei loro confronti. Le nuove città create dagli anglofoni sfollati, che inizialmente vivevano in pace, si sono trasformate negli anni in aree di guerra.

Centrafrica: rinviato a giudizio leader dei ribelli Seleka

La Corte penale internazionale (Cpi) ha deciso di rinviare a giudizio con l’accusa di crimini di guerra e contro l’umanità Mahamat Said, responsabile nel 2013 nella Repubblica Centrafricana, sotto la presidenza di Michel Djotodia, del dipartimento per la repressione del banditismo. Secondo le testimonianze raccolte, l’uomo – che è stato uno dei leader dei Seleka, il gruppo ribelle che ha rovesciato nel 2013 il presidente Bozizé – ha ordinato l’esecuzione di torture, di trattamenti crudeli, di carcerazioni contro i sostenitori del presidente deposto. Non solo, alcuni di loro sono stati rapiti ed è stato chiesto un riscatto alle famiglie. Mahamat Said è stato consegnato alla Cpi nel gennaio di quest’anno; il processo si terrà nel 2022 ma non è ancora stata fissata la data.

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