Migranti davanti alle coste libiche (Credit: alaraby.co.uk)

Oggi parliamo della conta dei migranti morti nel mediterraneo quest’anno, delle vittime di mine terrestri nel mondo e dei risvolti dell’offensiva militare etiopica nella regione del Tigray.

Migranti: 900 morti nel Mediterraneo dall’inizio dell’anno

Sono 900 i morti nel mar Mediterraneo dall’inizio dell’anno a oggi, secondo l’Organizzazione internazionale per le migrazioni, che ieri ha aggiunto all’infinita conta delle vittime anche le ultime 94 persone decedute ieri davanti alle coste libiche in due diversi naufragi. Si continua a fuggire dalla Libia e a morire nel mare di mezzo.

Ma anche a tornare indietro, al punto di partenza. Sempre secondo l’Oim infatti, sono oltre 11mila i migranti riportati nel paese nordafricano, per essere poi rinchiusi nei lager. Nonostante i continui appelli delle ong, il mar Mediterraneo è privo di soccorsi. Al momento opera solo la Open Arms che naviga, con 259 persone a bordo, verso il porto di Trapani.

Mine antiuomo: 5.500 le vittime nel 2019

Sono state 5.500 le vittime delle mine terrestri nel 2019. Di queste, 345 in Mali. Sono i dati resi noti ieri e pubblicati nel nuovo rapporto annuale Landmine monitor, dell’Istituto delle Nazioni Unite per la ricerca sul disarmo (Unidir).Un dato in discesa rispetto al 2018, quando erano state 6.900 le vittime. Nonostante questo calo, il livello rimane “molto alto”, ha osservato l’Osservatorio sulle mine antiuomo.

I civili costituiscono l’80% delle vittime e i bambini rappresentano quasi la metà di tutte le vittime civili (43%). Mine e ordigni improvvisati hanno ucciso o ferito persone in 50 paesi. I 5 stati con i numeri più alti sono l’Afghanistan, con 1.538 morti, il Mali, con 345 vittime, l’Ucraina, con 324, lo Yemen con 248 e la Nigeria, con 239. Il Mali registra il maggior numero di ordigni esplosivi improvvisati sulle sue strade.

Etiopia, offensiva militare nel Tigray: Amnesty denuncia esecuzioni di civili

L’esercito etiopico ha sconfitto le forze locali nell’ovest del Tigray, “liberando” sei zone, più la capitale e i dintorni, ha annunciato con un video su Facebook ieri il primo ministro Abiy Ahmed, accusando i tigrini di aver giustiziato soldati dell’esercito. Amnesty International parla anche di decine e forse centinaia di civili uccisi la notte del 9 novembre nella città di Mai Kadra, nel sud-ovest del Tigray. I responsabili, secondo testimoni, sarebbero combattenti del Fronte di liberazione popolare del Tigray (Tplf).

Sempre ieri il parlamento etiopico ha revocato l’immunità parlamentare a sette alti funzionari della regione accusati di terrorismo, tra cui il presidente del Tigray, Debretsion Gebremichael, e il portavoce Getachew Reda. L’Unione africana ha intanto licenziato il suo capo della sicurezza, l’etiopico Gebreegziabher Mebratu Melese, dopo che il ministero della Difesa di Addis Abeba ha sollevato dubbi sulla sua lealtà nei confronti del suo paese.