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Nel Gr, 6 mesi fa il primo caso di Covid-19 in Africa, forti tensioni in Costa d’Avorio dopo annuncio del presidente Ouattara di ripresentarsi al voto, nell’Etiopia di Abiy Ahmed ondata di arresti

Il punto sulla situazione del Covid-19 in Africa a 6 mesi dal primo caso

 Il primo caso di Covid-19 è stato individuato nel continente africano 6 mesi fa. Oggi i casi di coronavirus confermati dall’Organizzazione mondiale della sanità e dalle autorità sanitarie dei 54 paesi sono 1 milione e 74mila. La pandemia è costata la vita a 24.282 persone. I paesi più toccati sono il Sudafrica con 569mila casi e 11mila decessi; l’Egitto con 96mila casi e 5mila morti; la Nigeria con 48mila casi e poco meno di 1000 morti; il Ghana con 41mila e 500 casi e 223 decessi; e l’Algeria che registra 36mila e 700 casi e 1333 decessi. Il Centro di controllo e prevenzione delle malattie in Africa ha annunciato che nelle prossime settimane saranno fatti test sierologici su campioni di popolazione in 7 paesi per valutare la presenza di anticorpi. I paesi coinvolti sono Liberia, Sierra Leone, Zambia, Zimbabwe, Camerun, Nigeria e Marocco.

Costa d’Avorio: cresce la tensione preelettorale

La decisione del presidente uscente Ouattara di presentarsi per un terzo mandato e quindi di concorrere alle elezioni presidenziali del 31 ottobre, sta surriscaldando il clima politico il Costa d’Avorio. E ieri manifestazioni non autorizzate delle opposizioni ad Abidjan sono state bloccate dalle forze di sicurezza: il bilancio è di 4 morti. Opposizione politica e società civile ritengono illegittima la candidatura di Ouattara, 78 anni, già eletto nel 2010 e nel 2015, e sostengono che la Costituzione, riformata nel 2016, ha tolto il limite di età (75 anni) per candidarsi ma non ha cancellato l’articolo che limita a 2 i mandati presidenziali consecutivi. Per dirimere la questione è attesa una pronuncia dei giudici della Corte costituzionale.

Etiopia, svolta repressiva: 9000 arresti in due mesi

Forte denuncia della Commissione etiope dei diritti umani contro gli arresti di massa del governo a seguito degli scontri che hanno infiammato la capitale e la regione Oromia dal 29 giugno scorso provocando la morte di 178 persone. Dopo l’uccisione del cantante di etnia oromo Haacaaluu Hundeessa, le cui canzoni non risparmiano critiche alle autorità, le proteste sono state duramente represse con oltre 9.000 arresti proprio dal governo del primo ministro e premio Nobel per la pace Abiy Ahmed che ha sempre dichiarato la sua volontà di dialogare con le opposizioni e i diversi gruppi etnici. L’emittente satellitare Al Jazeera ha sottolineato che alla domanda dei giornalisti sui motivi di una repressione di questa portata il premier ha risposto che il suo primo dovere è quello di assicurare l’ordine e la stabilità del paese.