Il primo ministro etiopico Abiy Ahmed, premio Nobel per la Pace (Credit: Twitter)

Oggi parliamo dell’appello del comitato Nobel per la pace al premier etiopico per fermare la guerra nel Tigray, delle celebrazioni degli 11 anni dalla fuga di Ben Ali in Tunisia e di militari a capo di quattro regioni contro la presenza jihadista in Burkina Faso.

Etiopia: appello del comitato Nobel per la pace al premier per fermare la guerra nel Tigray

Il comitato che assegna il premio Nobel per la pace, ha fatto appello ieri al primo ministro etiopico Abiy Ahmed, che ha vinto il premio nel 2019, per fermare il conflitto in corso nella regione settentrionale del Tigray. Il premier etiopico, ha detto il Norwegian Nobel Committee, ha una “speciale responsabilità”. Sempre ieri il governo ha negato di aver ostacolato le consegne di aiuti alle popolazioni del Tigray e ha accusato l’Organizzazione mondiale della sanità di ignorare la difficile situazione delle vittime della guerra nel nord. Un’accusa presentata formalmente anche al Comitato esecutivo dell’Oms a Ginevra, chiedendo l’apertura di un’inchiesta e di un procedimento contro il direttore dell’Oms, Tedros Ghebreyesus, per le sue recenti accuse ad Addis Abeba, di aver bloccato gli aiuti e creato un “inferno” nel Tigray.

Tunisia: manifestazioni vietate oggi, a 11 anni dalla fuga del presidente Ben Ali

Oggi sono 11 anni dalla fuga dalla Tunisia dell’ex presidente Zine el-Abidine Ben Ali. Per molti l’inizio della “rivolta dei gelsomini”. Un anniversario agrodolce. Sono previste manifestazioni per le strade di Tunisi anche se, per il secondo anno consecutivo, sono vietati gli assembramenti. Ufficialmente per motivi di salute. Ma gli oppositori del presidente Kais Saied vedono questa misura come un modo per imbavagliare chi chiede il “ritorno dell’ordine democratico”. Il presidente si è concesso pieni poteri lo scorso luglio. Il richiamo della piazza è arrivata dai 3 partiti socialdemocratici della Tunisia e, soprattutto, dal partito islamico Ennahdha, che chiede anche la liberazione del suo vicepresidente Noureddine Bhiri, in sciopero della fame in ospedale dopo essere stato arrestato il fine settimana scorso.

Burkina Faso: militari a capo di quattro regioni contro la presenza jihadista

Il consiglio dei ministri del Burkina Faso ha deciso di nominare quattro ufficiali superiori dell’esercito alla guida di altrettante regioni del nord e dell’est, dove è più forte la presenza di gruppi armati jihadisti. Due colonnelli rimpiazzano gli amministratori civili in due regioni al confine con il Mali; mentre altri due ufficiali prendono il posto di due loro colleghi nella regione dei tre confini (Burkina, Mali e Niger) a nordest, e nella regione a est alla frontiera con il Benin: regioni quest’ultime sottoposte da due anni alla misura del coprifuoco. Con questa mossa il governo punta a rassicurare i burkinabè che nei mesi scorsi avevano contestato al presidente Roch Kaboré di non saper garantire la sicurezza nazionale di fronte alle violenze jihadiste che dal 2015 hanno fatto più di 2.000 morti e 1,5 milioni di sfollati.

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