Fosse comuni rinvenute a Tarhuna, in Libia

Oggi parliamo delle sanzioni imposte dalla Gran Bretagna a una milizia libica, delle denunce di razzismo nei soccorsi alla popolazione di Cabo Delgado in Mozambico e dello stop alle modifiche costituzionali in Kenya.

Libia: la Gran Bretagna sanziona una milizia legata al generale Khalifa Haftar

Il Regno Unito ha imposto ieri sanzioni contro la milizia libica al-Kaniyat, che «ha attuato una politica di terrore di cinque anni fino al 2020, torturando e uccidendo persone innocenti», come ha dichiarato il ministro degli Esteri britannico, Dominic Raab.
«Il Regno Unito ha imposto il blocco dei beni e il divieto di viaggio al gruppo di miliziani e ai suoi due leader. Li considereremo responsabili di queste atrocità», ha scritto Raab su Twitter.
L’anno scorso anche gli Stati Uniti avevano sanzionato i componenti della milizia, ritenuti responsabili dell’uccisione di civili rinvenuti in fosse comuni a Tarhuna – città situata 65 chilometri a sud-est di Tripoli – di tortura, sparizioni e dello sfollamento di civili.
I miliziani della Settima Brigata, meglio nota come Brigata al-Kanyat, fanno riferimento al generale Khalifa Haftar.

Mozambico: Amnesty denuncia discriminazione nell’evacuazione di civili da Palma

Politica razzista anche nell’evacuazione delle persone dagli hotel di Palma, nel nordest del Mozambico, sotto attacco jihadista.
È la denuncia di Amnesty International, che riferisce come siano stati preferiti perfino dei cani alle persone nere a bordo dell’elicottero del gruppo mercenario sudafricano Dyck Advisory Group (DAG), giunto in aiuto dell’esercito mozambicano.
Circa 220 persone, tra cui venti subappaltatori bianchi delle multinazionali del gas, si erano rifugiate a fine marzo nell’hotel Amarula, durante l’assedio, durato più di 48 ore.
Secondo le testimonianze raccolte da Amnesty, gli agenti del DAG e il gestore dell’hotel hanno «privilegiato la sicurezza dei bianchi, mentre noi neri sapevamo che se se ne andavano tutti, loro ci avrebbero lasciati morire sul posto».

Kenya: l’Alta corte dichiara irregolari le modifiche alla Costituzione 

Ieri l’Alta Corte del Kenya ha stabilito che l’iniziativa del presidente Uhuru Kenyatta di cambiare la costituzione è “illegale, irregolare e incostituzionale”, fermando quella che i suoi critici definiscono come una mossa politica, progettata per intralciare la corsa alla presidenza del suo vice, William Ruto, con le elezioni del 2022.
Per Kenyatta gli emendamenti promuovono invece la condivisione del potere tra gruppi etnici in competizione, riducendo la violenza elettorale.
Vi si prevede, tra l’altro, la creazione di 70 nuovi collegi elettorali e l’istituzione di incarichi come quello del primo ministro, e di un leader ufficiale dell’opposizione parlamentare.
Il governo, che ha varato le modifiche, già approvate dal parlamento anche con i voti dell’opposizione, ha annunciato che ricorrerà contro la sentenza.

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