Oggi parliamo delle polemiche per la revoca delle sanzioni Usa al Burundi, di nuove violenze dei militari golpisti contro i civili in Sudan e delle pesanti ripercussioni economiche su Gibuti del conflitto in Etiopia.

Burundi: gli Usa revocano le sanzioni a 11 personalità politiche 

Gli Stati Uniti hanno deciso di rimuovere le sanzioni imposte nel 2015 a 11 uomini politici del Burundi. Si tratta di limitazioni di carattere finanziario oltre che al divieto di ingresso negli Stati Uniti. Gli Usa ritengono che la situazione politica sia migliorata e che la violenza contro i civili si sia ridotta significativamente, dopo che nel maggio dello scorso anno è stato eletto presidente Evariste Ndayishimiye. Contestualmente, l’avvocato burundese in esilio Armel Niyongere, figura di primo piano dell’opposizione, afferma che gli omicidi di dissidenti, le torture e le sparizioni forzate continuano. E invita la comunità internazionale, la Francia in particolare, a non riprendere la cooperazione con il paese dei Grandi Laghi.

Sudan: non si fermano le violenze dei militari golpisti contro i civili 

In Sudan le violenze delle forze di sicurezza contro civili disarmati sono continuate ieri nelle città gemelle di Khartoum, Omdurman e Bahri, dopo la dura repressione di mercoledì delle manifestazioni contro il golpe militare, che ha causato almeno 15 morti. Anche ieri le e forze di sicurezza hanno sparato gas lacrimogeni e proiettili veri, e arrestato manifestanti, mentre i militari cercavano di rimuovere le barricate erette il giorno prima. Una massiccia presenza militare in tutte le strade nella capitale, ha “trasformato la città in una caserma a cielo aperto”, denuncia il coordinatore generale dell’Associazione dei giornalisti per i diritti umani (Jahr). Intanto è stata parzialmente riabilitata la connessione a Internet, bloccata dal 25 ottobre.

Gibuti: la crisi etiopica provoca un calo del 60% 

Il ministro delle finanze gibutino Elias Muse Dawaleh ha dichiarato alla Bbc che l’economia di Gibuti è stata messa in ginocchio oltre che dagli effetti del Covid19 e dei cambiamenti climatici, soprattutto dal perdurante conflitto civile in corso nella vicina Etiopia. Il paese ha perso in un anno 1.7 miliardi di euro di entrate, derivanti dalle attività portuali finalizzate al commercio con l’Etiopia che non ha sbocco al mare. Con migliaia di gibutiani, impiegati nelle strutture portuali, rimasti ora senza lavoro. Gibuti era pronto, tra l’altro, ad intervenire con proprie truppe quando i ribelli tigrini avevano minacciato di bloccare la ferrovia e l’arteria stradale che uniscono Gibuti all’Etiopia, per soffocare la capitale Addis Abeba.  

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