Proteste degli Oromo in Etiopia (Credit: euronews.com)

Oggi parliamo di nuove vittime delle proteste anti-governative nella regione Oromo in Etiopia, dell’attacco di un gruppo armato che ha ucciso sei guardie di uno dei vicepresidenti del Sud Sudan e della situazione in Mali tre giorni dopo il golpe militare.

 

Etiopia: almeno nove morti in nuovi scontri nella regione Oromia

Almeno nove persone sono rimaste uccise in nuovi scontri tra le forze di sicurezza e i manifestanti nella regione di Oromia. Le proteste sono iniziate martedì dopo una campagna sui social media per il rilascio del noto leader dell’opposizione Oromo, Bekele Gerba, e del magnate dei media Jawar Mohammed, entrambi arrestati pochi giorni dopo l’uccisione del musicista e attivista Oromo Haacaaluu Hundeessaa, il 29 giugno.

La morte del cantante ha scatenato proteste che hanno causato la morte di almeno 178 persone e 9mila arresti. I disordini mettono in luce le crescenti divisioni nella base di potere del primo ministro Abiy Ahmed, mentre potenti attivisti Oromo, un tempo suoi alleati, sfidano sempre più il suo governo.

Sud Sudan: uccise in un’imboscata 6 guardie del corpo di uno dei vicepresidenti

Accordi di pace ancora a rischio in Sud Sudan dove mercoledì sei guardie del corpo di uno dei cinque vicepresidenti, James Wani Igga, sono state uccise e altre due sono state ferite dopo che il loro convoglio è caduto in un’imboscata dei ribelli del Nas, National Salvation Front.

Il Nas fa parte della South Sudan Opposition Movements Alliance (SSoma), che ha rifiutato di firmare l’accordo di pace del 2018. La SSoma e il governo hanno in seguito firmato una dichiarazione di pace a Roma, il 14 gennaio scorso, sotto la mediazione della comunità di Sant’Egidio. Parlando apertamente di una situazione di guerra, all’emittente Voice of America, il generale del Nas Thomas Cirilo Swaka, che è anche presidente della SSoma, ha accusato l’esercito sud sudanese di aver violato per primo l’accordo di cessazione delle ostilità.

Mali: liberato il ministro delle finanze. L’opposizione oggi in piazza

Finora si presenta come un colpo di stato “a bassa intensità” quello che è avvenuto in Mali tre giorni fa. In quanto la giunta militare si sta muovendo in maniera felpata: ha liberato il ministro della finanze, arrestato in un primo momento, e consentito a una missione Onu di verificare le condizioni di detenzione del presidente Boubacar Keita e del primo ministro Boubou Cissé, entrambi costretti alle dimissioni.

I militari stanno facendo un giro di consultazioni con i partiti che sostenevano Keita e hanno in programma di confrontarsi con il movimento di opposizione 5 Giugno. Movimento che per mesi ha chiesto le dimissioni del presidente e che oggi pomeriggio scenderà in piazza per salutare coloro che sono riusciti nell’impresa. I prossimi mesi, se possibile, saranno ancora più complicati per questo paese del Sahel.