Oggi parliamo dell’aumento del numero di sfollati interni nel mondo, delle elezioni generali di giugno in Etiopia e del monito dell’Unione africana e dell’Europa alla giunta militare al potere in Ciad.

Nel mondo 55 milioni di sfollati interni, un numero mai così alto

Nel mondo 55 milioni di persone hanno dovuto lasciare le loro case a causa di conflitti o disastri naturali, e vivono come sfollati all’interno del loro Paese di origine.
Quasi la metà di queste, 23 milioni, sono minorenni e più di 30 milioni hanno meno di 24 anni.
Si tratta dei dati peggiori mai registrati, diffusi ieri dal rapporto annuale del Centro di monitoraggio degli sfollati interni del Consiglio norvegese per i rifugiati (Norwegian Refugee Council), aggiornato al 31 dicembre 2020.
48 milioni di persone sono sfollati interni per colpa di conflitti in 59 Paesi o territori nel mondo.
I primi due Paesi sono la Repubblica democratica del Congo, con oltre cinque milioni di persone, e la Colombia, con una cifra di poco inferiore.
Il rapporto registra un aumento delle migrazioni forzate interne causate da eventi climatici avversi, che hanno causato sette milioni di sfollati interni.

Etiopia: fissate al 21 giugno le elezioni generali, attese da un anno

La commissione elettorale ha annunciato ieri che le elezioni generali si terranno il 21 giugno, 16 giorni dopo la data fissata inizialmente, il 5 giugno.
Ѐ la seconda volta che il voto, previsto per agosto dello scorso anno, viene ritardato.
Ufficialmente, questo nuovo slittamento è dovuto a problemi logistici e rallentamenti nelle operazioni di allestimento dei seggi.
Difficoltà particolarmente evidenti in parte delle regioni di Benishangul-Gumuz, Amhara e in alcune aree lungo la frontiera con il Sudan, dove perdurano instabilità e scontri armati.
Ancora lontana dall’essere pacificata anche la regione del Tigray, dove le elezioni sono state posticipate a tempo indeterminato, mentre in Oromia, la regione più popolosa, la mancata candidatura di due grandi gruppi di opposizione, ha sollevato dubbi sulla credibilità del voto.

Ciad: Ua e parlamento europeo preoccupati per gli sviluppi della transizione miitare

Unione africana e parlamento europeo sono preoccupati degli sviluppi della transizione in Ciad che, dopo la morte del presidente Idriss Déby in 20 aprile scorso, è stata presa in mano da un Consiglio militare di transizione, diretto da Mahamat, un figlio di Déby.
Il Consiglio di pace e sicurezza dell’Ua raccomanda che la transizione duri davvero 18 mesi e che sfoci in elezioni democratiche.
Da parte sua il parlamento europeo ha approvato una risoluzione (635 voti a favore su 639 presenti) in cui condanna la presa del potere da parte dei militari che hanno sospeso la Costituzione e dissolto il governo.
Tuttavia gli eurodeputati riconoscono che la nomina di un governo di transizione, che comprende anche esponenti dell’opposizione, può essere un primo passo verso il ritorno all’ordine costituzionale.