Sud Sudan: arresti e detenzioni arbitrari all'estero (Hrw.org)

Oggi parliamo di oppositori sud sudanesi perseguitati all’estero, della stretta di Burundi e Rwanda sul dissenso, e della nascita in Italia di un Comitato a difesa di una corretta informazione sui soccorsi in mare.

Sud Sudan: oppositori perseguitati all’estero dall’intelligence di Juba

No refuge: South Sudan’s targeting of refugee human rights defenders, un rapporto del gruppo irlandese per i diritti umani Front line defenders, afferma che giornalisti, attivisti per i diritti e oppositori sud sudanesi rifugiati in Kenya, Uganda e Tanzania, continuano ad essere perseguitati e persino uccisi dalle autorità di Juba, in particolare dall’intelligence, il National security service (Nss).

Il caso più noto è quello dell’avvocato Samuel Dong Luak e dell’oppositore Aggrey Idri Ezbon, rapiti a Nairobi nel 2017. Due anni dopo, un rapporto dell’Onu accusava l’Ufficio sud sudanese per la sicurezza interna di aver portato i due in aereo a Juba e di averli poi giustiziati. Nel gennaio 2020, gli Stati Uniti hanno sanzionato Taban Deng, uno dei vicepresidenti del Sud Sudan, per aver organizzato il loro sequestro ed esecuzione extragiudiziale.

Rwanda e Burundi: normalizzazione dei rapporti a spese degli oppositori

I regimi del Rwanda e del Burundi hanno avviato un processo di normalizzazione dei loro rapporti e a farne le spese è l’informazione. Due radio e una televisione burundesi, in esilio in Rwanda perché accusate di «destabilizzare» il loro paese, sono state silenziate dalle autorità rwandesi.

La chiusura delle emittenti, ascoltate e viste anche in Burundi, fa parte di un accordo: il presidente burundese Ndayishimiye blocca i ribelli rwandesi che attaccano il Rwanda partendo dal Burundi e in cambio il presidente rwandese Kagame chiude la bocca ai giornalisti burundesi, e comincia a prendere in considerazione di estradare decine di burundesi rifugiati in Rwanda nel 2015 e considerati «golpisti» dal governo del Burundi.

Italia: nasce un Comitato a garanzia di una corretta informazione sui soccorsi in mare

In Italia è nato, da varie realtà che si occupano di migrazioni, un Comitato per garantire una corretta informazione sui soccorsi in mare. Si chiama Infosol (Informiamo sulla solidarietà). “Vogliamo reagire a un clima di odio sociale e di mistificazione dei fatti, in difesa dei principi costituzionali della solidarietà, del diritto di asilo, della tutela giurisdizionale della libertà personale, della libertà di informazione, del diritto alla salute. Su questi diritti si gioca la democrazia in un paese” affermano gli aderenti.

Il Comitato “si impegna a promuovere iniziative e campagne di sostegno alle attività di soccorso umanitario” nell’adempimento degli obblighi di ricerca e salvataggio, e nel rispetto della dignità della persona.