Oggi parliamo delle responsabilità della Germania nel genocidio delle popolazioni herero e nama in Namibia, dell’accordo raggiunto per le elezioni in Somalia e dei lavori della commissione incaricata di far luce sugli abusi della dittatura in Gambia.

Namibia: la Germani risarcirà con 1 miliardo di euro le vittime del genocidio nama ed herero

La Germania ha ammesso per la prima volta di aver commesso un “genocidio” contro le popolazioni di herero e nama in Namibia durante l’era coloniale e pagherà al paese più di 1 miliardo di euro in aiuti allo sviluppo.
Inviato per reprimere la ribellione herero, il generale tedesco Lothar von Trotha aveva ordinato il loro sterminio nel 1904.
I nama si erano ribellati un anno dopo e avevano subito la stessa sorte. In totale, almeno 60mila hereros e circa 10mila namas furono uccisi tra il 1904 e il 1908.
Le forze coloniali tedesche avevano impiegato tecniche di genocidio: uccisioni di massa, esilio nel deserto dove migliaia di uomini, donne e bambini morivano di sete, e campi di concentramento come quello famigerato di Shark Island.

Somalia: raggiunto un accordo sulle elezioni, al voto entro 60 giorni

Il primo ministro somalo Mohamed Hussein Roble ha ufficializzato ieri la firma di un accordo con i leader degli stati regionali per indire elezioni indirette entro i prossimi 60 giorni.
Il voto in Somalia era inizialmente previsto a dicembre 2020, quando gli anziani del clan avrebbero dovuto nominare i membri del parlamento, che avrebbero dovuto eleggere un nuovo presidente l’8 febbraio scorso.
Un processo che non si è svolto, a causa di controversie su varie questioni, tra cui la composizione della commissione elettorale.
Questo nuovo accordo prevede che i cinque stati regionali selezionino i membri del comitato elettorale entro domenica, per arrivare alla nomina del nuovo parlamento entro la fine di luglio.

Gambia: conclusi i lavori della Commissione per la verità, la riconciliazione e le riparazioni 

La Commissione per la verità, la riconciliazione e le riparazioni del Gambia ha concluso ieri, 27 maggio, i suoi lavori dopo più di due anni.
Anni in cui sono state raccolte testimonianze che hanno evidenziato i crimini commessi durante i 22 anni al potere da parte dell’ex presidente Yahya Jammeh in questo paese dell’Africa occidentale.
L’ex presidente era salito al potere con un golpe nel 1994 e lo ha guidato con feroce repressione, utilizzando la tortura, lo stupro ed esecuzioni extragiudiziali, secondo la denuncia dei difensori dei diritti umani.
Jammeh è stato costretto all’esilio in Guinea Equatoriale nel gennaio 2017, cedendo ai militari africani intervenuti dopo che Jammeh non aveva accettato la sconfitta alle elezioni presidenziali contro Adama Barrow.
La Commissione è stata istituita dallo stesso presidente Barrow.