Oggi parliamo dell’allarmante presenza di mercenari stranieri in Libia, di una campagna di arresti di militari e funzionari tigrini in Etiopia e della chiusura di due campi di rifugiati in Kenya.

Libia:allarme per il rischio di dispersione dei mercenari nei paesi confinanti

Ieri il Consiglio di sicurezza dell’Onu ha tenuto la sua prima riunione dedicata al rischio di dispersione dei mercenari presenti in Libia verso i paesi della regione. Il caso del Ciad è quello più preoccupante.
La sessione, a porte chiuse, era stata richiesta dai membri africani del Consiglio di sicurezza (Kenya, Niger e Tunisia) molto prima della morte, dieci giorni fa, in condizioni ancora poco chiare, del presidente ciadiano Idriss Déby Itno, dopo un’offensiva dei ribelli ciadiani provenienti dalla Libia.
Secondo i diplomatici, il numero dei mercenari stranieri in Libia è stimato in «più di 20mila, di cui 13mila siriani e oltre 10mila sudanesi”. La loro partenza è stata richiesta dalle nuove autorità libiche, e, da mesi, anche dall’Onu e dalle grandi potenze.

Etiopia: AP denuncia una campagna di arresti arbitrari di funzionari e militari tigrini

Un’inchiesta dell’agenzia di stampa Associated Press in Etiopia denuncia una campagna di arresti e detenzioni arbitrarie di migliaia di tigrini in tutto il paese, trattenuti a volte anche per mesi, senza accuse.
Le detenzioni, che riguardano principalmente personale militare e funzionari pubblici, sono un apparente tentativo di epurare le istituzioni statali dalla presenza di tigrini, denuncia l’agenzia.
La denuncia trova riscontro anche nella notizia che circa 100 caschi blu etiopici provenienti dalla regione etiopica del Tigray, schierati nell’area di Abyei, in Sudan, si sono rifiutati di tornare in patria, sostenendo di temere per la loro vita. Nella regione del Tigray prosegue intanto la campagna militare avviata a novembre da Addis Abeba con il sostegno di militari eritrei. 

Kenya: accordo con Unhcr per lo smantellamento di due campi di rifugiati

Il presidente del Kenya Uhuru Kenyatta e il capo dell’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati Filippo Grandi si sono incontrati ieri a Nairobi, accordandosi sulla creazione di un team congiunto per implementare una road map che porti alla chiusura, entro giugno 2022, dei campi di rifugiati Dadaab e Kakuma, che ospitano oltre 430mila persone.
Il governo kenyano il mese scorso aveva imposto all’Unhcr un ultimatum di due settimane per la chiusura dei campi. Mercoledì, però, l’Alta corte del Kenya ha bloccato il rimpatrio dei rifugiati fino al 7 luglio. 

Copyright 2021 © Nigrizia - Tutti i diritti sono riservati