Oggi parliamo della raccolta di firme per chiedere la cittadinanza onoraria italiana per Patrick Zaki, dell’ondata di partenze e salvataggi in mare di migranti, e dello sciopero della fame iniziato da 24 oppositori in carcere in Etiopia. 

#FreePatrickZaki: raccolte oltre 100mila firme per chiedere la cittadinanza italiana dello studente in carcere in Egitto

Ha superato 100mila firme una petizione online, lanciata il 2 gennaio sulla piattaforma Change.org, dalla community Station to Station e diretta al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, per chiedere la cittadinanza italiana onoraria per Patrick George Zaki, lo studente egiziano dell’Università di Bologna detenuto in Egitto dal 7 febbraio 2020.

L’associazione, nata per tenere viva la memoria sulla strage del 2 agosto 1980 a Bologna, ha scelto di lanciare «un segnale fortissimo», come ha dichiarato il portavoce Moreno Zoli. L’8 febbraio, poi, oltre 140 artisti prenderanno parte a Voci X Patrick – Maratona musicale per chiedere la liberazione di Patrick Zaki, organizzata da Amnesty International a Bologna.

Libia: Oltre 1.000 migranti riportati indietro dalla guardia costiera libica nelle ultime 24 ore

24 ore di grande movimento nel mar Mediterraneo centrale, dove la nave Ocean Viking, ieri, ha salvato 237 migranti, in due interventi differenti. Mentre Alarm Phone segnala ancora la presenza di cinque imbarcazioni in situazione di distress, per un totale di 350 persone.

Un elenco corposo di migranti in mare, cui si aggiungono coloro che sono riusciti ad approdare in Italia: sempre ieri, un barchino con 48 tunisini è arrivato a Lampedusa, mentre in Sardegna, dopo oltre un mese di stallo degli arrivi, sono avvenuti quattro sbarchi. 47 gli algerini che sono riusciti a raggiungere la terra ferma. E sarà giornata di arrivi anche oggi, Mediterranea segnala che un’imbarcazione con 99 persone a bordo è diretta verso Lampedusa.

Etiopia: 24 oppositori oromo in carcere iniziano lo sciopero della fame

In Etiopia 24 oppositori del premier Abiy Ahmed, in carcere dallo scorso luglio, hanno iniziato uno sciopero della fame dopo l’ennesimo rinvio del processo nei loro confronti. Tra di loro c’è il Jawar Mohammed, direttore e cofondatore del network televisivo Oromia Media Network, ex braccio destro del primo ministro e rappresentante della frangia nazionalista oromo, il gruppo etnico maggioritario del paese.

In prigione da otto mesi, sono accusati di terrorismo e incitamento all’odio. La loro protesta riguarda anche l’arresto di quasi 100 loro sostenitori, membri del Congresso federalista Oromo, la scorsa settimana, mentre erano riuniti in un sit-in all’esterno del tribunale.