Oggi parliamo di denunce di violazioni dei diritti umani contro una società diamantifera britannica in Tanzania, della sparizione forzata di una coppia di oppositori in Egitto e delle proteste di piazza in Senegal.

Tanzania: nuove accuse di violazioni dei diritti umani per la britannica Petra Diamons

La società britannica Petra Diamons, proprietaria della miniera di diamanti tanzaniana di Williamson tramite la sua controllata Williamson Diamonds Ltd, ha avviato un’inchiesta interna dopo nuove denunce contro il personale di sicurezza (contractors dell’agenzia Zenith) che avrebbe aggredito, detenuto e torturato dei minatori illegali, uccidendone almeno sette.

Le nuove accuse arrivano dopo che a settembre una causa per presunte violazioni dei diritti umani è stata intentata da 35 tanzaniani presso l’Alta corte di Londra contro Petra Diamonds, che afferma di essere un produttore di “diamanti etici”. La nuova inchiesta interna all’azienda deve rispondere alle denunce che riguardano sparatorie e aggressioni contro minatori illegali, avvenute tra novembre 2020 e gennaio 2021.

Egitto: Amnesty denuncia sparizioni forzate di una coppia di oppositori

Amnesty International ha denunciato che una giovane coppia di oppositori è stata reclusa abusivamente dalla sicurezza egiziana per quasi 2 anni, facendo sparire anche il loro bambino che all’epoca aveva un anno. L’organizzazione per la difesa dei diritti umani ha precisato che il 9 marzo 2019 Manar e Omar Abou al-Naga, entrambi di 27 anni, furono prelevati dalla loro abitazione di Alessandria assieme al piccolo al-Baraa.

La donna è ricomparsa solo il 20 febbraio scorso davanti a un magistrato che l’ha accusata di aderire a «un gruppo terrorista», infliggendole 15 giorni di custodia cautelare. Secondo Amnesty, la data del suo arresto è stata falsificata post-datandola a soli due giorni prima della sua apparizione davanti alla Procura. Il marito resta introvabile e il bambino, ora di tre anni, è stato affidato a parenti materni.

Senegal: un morto e quattro feriti in nuove proteste contro l’arresto del’oppositore Sonko

In Senegal è di un morto tra i manifestanti e di 4 agenti feriti il bilancio, diffuso dalle forze dell’ordine, della giornata di ieri caratterizzata da cortei di protesta in più città contro l’arresto di Ousmane Sonko, principale leader dell’opposizione al governo di Macky Sall. Sonko è stato fermato mercoledì perché avrebbe turbato l’ordine pubblico mentre si recava in tribunale per rispondere di un’accusa di violenza sessuale, accusa che Sonko respinge.

L’uomo politico – capo del partito Pastef-Les Patriotes e terzo alle presidenziali del 2019 che hanno visto la riconferma di Macky Sall –  è considerato uno dei candidati con le maggiori possibilità di imporsi alle elezioni del 2024. Ha sostenitori in tutto il paese, in particolare nella Casamance, l’area del sud del Senegal sempre critica verso le politiche di Dakar e dove ancora spirano venti secessionisti.