Il candidato dell'opposizione ugandese alla presidenza Bobi Wine, scortato dalla polizia (Credit: ugmirror.com)

Oggi parliamo del clima di violenza e repressione in vista delle elezioni presidenziali in Uganda, della stretta dell’esercito etiopico sui vertici ribelli del Tigray e dell’insediamento del rieletto presidente del Ghana.

Uganda: il candidato dell’opposizione alla presidenza ricorre alla Corte penale dell’Aja 

Sempre più teso il clima pre-elettorale in Uganda dove ieri il principale candidato dell’opposizione alla presidenza, Bobi Wine, ha annunciato d’aver chiesto alla Corte penale internazionale di indagare sulle accuse di tortura e altre violazioni dei diritti nel paese, in vista delle elezioni del 14 gennaio.

Violenze di cui il popolare oppositore al regime di Museveni è stato oggetto anche ieri, quando, davanti ai pochi giornalisti rimasti a coprire la campagna elettorale, è stato trascinato fuori dall’auto dalla polizia, senza alcuna apparente motivazione. Sempre ieri Wine ha anche denunciato l’arresto di 23 membri della sua squadra.

Etiopia: annunciata l’uccisione di 4 vertici del Tplf e l’arresto di altri nove

L’esercito federale ha annunciato ieri di aver ucciso, in un’operazione militare e di intelligence, 4 alti funzionari del Fronte di liberazione popolare del Tigray (Tplf). Tra questi, il portavoce, Sekoture Getachew, e l’ex capo dell’Ufficio finanziario regionale, Daniel Assefa. Il capo della difesa etiopica, generale Tesfaye Ayalew, ha anche annunciato l’arresto di altri nove leader del partito, contro il quale il governo centrale ha lanciato un’offensiva militare il 4 novembre.

Si registrano intanto ancora combattimenti in alcune zone della regione del Tigray, mentre le forze sudanesi ed etiopiche si sono nuovamente scontrate nella regione di confine contesa tra i due paesi. Preoccupa anche la situazione degli oltre 60mila rifugiati etiopici in Sudan.

Ghana: caos in parlamento il giorno dell’investitura del presidente 

Il presidente rieletto per un secondo mandato, Nana Akufo-Addo, ha prestato giuramento ieri, poche ore dopo che in parlamento sono scoppiate violente zuffe tra politici del suo partito (Npp) e quelli dell’opposizione (Ndc) che si dividono esattamente a metà i seggi parlamentari dopo il voto del 7 dicembre. Ci sono voluti quattro tentativi e l’intervento dell’esercito, per arrivare ad eleggere il presidente del parlamento.

Una situazione questa, che lascia prevedere enormi difficoltà nel governo del paese per i prossimi quattro anni. Le tensioni derivano anche dalla contestazione dei risultati del voto da parte del leader dell’opposizione, John Mahama, che ha presentato un ricorso alla Corte Suprema chiedendone l’annullamento per irregolarità.