Economia arrembante e assetti sociali

La sesta economia al mondo ha fatto uscire milioni di brasiliani da una condizione di povertà. Anche se, malgrado gli sforzi del governo in mano al Partito dei lavoratori, rimangono forti disuguaglianze.

A San Paolo la sveglia non la danno i cinguettii degli uccellini, ma il rombo degli elicotteri che sorvolano le strade per raggiungere Avenida Paulista, cuore economico della metropoli più grande del Brasile. A bordo ci sono bancari, imprenditori, uomini d’affari. Dall’alto guardano le interminabili code che bloccano la rua Marginal, passaggio obbligato per chi dai comuni che compongono la regione metropolitana di Grande Sao Paulo (20 milioni di abitanti), deve spostarsi verso il centro della cidade. Da casa all’ufficio, dall’ufficio alla palestra, dalla palestra al ristorante, e di nuovo a casa: i paulistanos super ricchi durante la settimana in auto non ci salgono mai, non hanno tempo da perdere. E grazie agli oltre 200 eliporti situati sui tetti degli edifici più alti, raggiungono l’altro lato della città in pochi minuti.

Nel 2013 San Paolo è diventata ufficialmente la capitale degli elicotteri: secondo l’Associazione brasiliana dei piloti (Abraphe), ci sono 411 aeronavi registrate, e circa 2200 decolli al giorno. New York resta dietro, con una flotta di “soli” 120 elicotteri.

Un’ora di volo può costare fino a 800 R$ (260 euro) a testa, ma ormai ogni compagnia prevede pacchetti-offerta simili ad abbonamenti e con sconti di gruppo, mentre si diffonde l’acquisto di elicotteri in multiproprietà. Se si considera che il governo federale ha fissato il salario minimo mensile per il 2013 a 678 R$, si capisce come queste siano comunque cifre irraggiungibili per la maggioranza dei brasiliani. Non a San Paolo, dove, secondo un rapporto dell’Istituto di ricerca economica applicata, il 10% degli abitanti concentra il 75,5% del Prodotto interno lordo (Pil). Nella classifica nazionale della disuguaglianza, Salvador si piazza al secondo posto, con il 10% dei cittadini che possiede il 67% delle ricchezze della città; a ruota segue Rio de Janeiro, dove ancora il 10% concentra il 62,9% delle risorse.

 

Un Brics fuoriclasse

Cuore pulsante dell’economia di tutto il Brasile, San Paulo è l’emblema della crescita economica di questo paese-continente. Incluso nel gruppo dei Bric (il fortunato acronimo coniato dall’economista Jim O’Neill nel 2001, che comprende Brasile, Russia, India e Cina e a cui, più recentemente è stata aggiunta la S di Sudafrica) più per scommessa che per reale convinzione, su stessa ammissione dell’ex presidente della Goldman Sachs, il Brasile è stato in realtà l’economia emergente più sorprendente per i risultati raggiunti: con un Pil di 2500 miliardi di dollari, nel 2011 ha superato la Gran Bretagna diventando la sesta economia del mondo (dati World Bank 2012).

Il tasso di crescita ha subìto un brusco rallentamento negli ultimi due anni: dal 2,7 % del 2011 allo 0,9% del 2012, e per il 2013 il ministro delle Finanze Guido Mantega ha dovuto rivedere al ribasso le previsioni, dal 4% al 2,5%. Uno shock, considerato il trend positivo registrato a partire dal 2003, e culminato con il 7,3% nel 2010, determinato soprattutto dalle tasse sulle imprese e dalla mancanza di riforme strutturali, problemi a cui il governo del paese ha assicurato di volersi occupare.

Rallentamento a parte, rispetto agli altri Brics, il Brasile può vantare libertà politica (a differenza di Cina e Russia), e l’avvio di un percorso per la riduzione delle disuguaglianze (a differenza di India e Sudafrica). Nel 1989 l’indice di Gini (che calcola proprio la disuguaglianza) si attestava allo 0,625 (il livello attuale, per esempio, in Sierra Leone); oggi è di poco superiore allo 0,5, un dato che racconta un trend positivo, anche se ancora troppo lontano da quello 0 che rappresenta la perfetta uguaglianza.

Un trend ammirevole considerata la rapidità del cambiamento e la stazza della nazione, tanto che, 70 anni dopo la pubblicazione del volume di Stefan Zweig Brasile: il Paese del futuro, il Fondo monetario internazionale ha finalmente commentato «il paese del futuro ha raggiunto il futuro, è già nel futuro». (…)

 

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