Economia in bianco e nero – giugno 2015
Riccardo Barlaam

Nel mondo 1,2 miliardi di persone vivono in condizioni di povertà, dicono i dati Onu. Negli ultimi anni la situazione è migliorata: il numero delle persone con un reddito disponibile di 1,2 dollari al giorno è diminuito di oltre il 50% dal 1990 al 2010, grazie agli Obiettivi del Millennio. Ma la strada da fare è ancora tanta, tutta in salita.

«Per evitare gli sbarchi e ridurre il problema dei migranti, l’Europa dovrebbe impegnarsi di più nel sostenere la creazione di opportunità di reddito in Africa», dice Mo Ibrahim, imprenditore delle telecomunicazioni, di origine sudanese, uno dei dieci uomini più ricchi della Gran Bretagna. Ibrahim è presidente dell’omonima Fondazione che ogni anno pubblica un indice che misura la corruzione dei paesi africani e concede un premio al miglior leader africano, quando lo trova. «La gente – spiega il miliardario anglo-sudanese – non scappa dal proprio paese se ha di che vivere. Scappano dalle guerre, certo. Ma scappano anche dalla disperazione. Uno sviluppo economico inclusivo, senza corruzione: questa è la strada. Ma l’Africa non si corrompe da sola».

Del come cercare di ridurre la povertà, e del ruolo che possono avere in questo processo le nuove tecnologie e le infrastrutture, si è parlato di recente a Roma alla conferenza internazionale Poverty Alleviation, a role for Technology and Infrastructure, organizzata dalla Fondazione per la collaborazione tra i popoli dell’ex premier italiano e presidente e della Commissione europea, Romano Prodi. «Questa conferenza – spiega Prodi – è il risultato di una semplice idea: le nuove tecnologie possono davvero fare la differenza nella battaglia mondiale contro la povertà. Una forma di “global collective thinking” tra scienziati, leader politici, manager, imprenditori e protagonisti della società civile per confrontarsi e dare un contributo alla formazione delle politiche internazionali. La lotta contro la povertà non è solo un aiuto per chi si vede negati i bisogni minimi e la dignità umana, ma è un servizio a tutta l’umanità».

I nuovi Obiettivi del Millennio verranno lanciati dall’Onu a fine settembre. «Siamo allo stato finale delle negoziazioni internazionali», dice il ministro degli esteri, Paolo Gentiloni. «I nuovi Obiettivi – spiega – saranno centrati su un nuovo tipo di approccio che mette l’accento sulla sostenibilità. L’Obiettivo numero 9 dice che “l’accesso alle tecnologie è fondamentale per lo sviluppo e per l’inclusione”».

Nicholas Negroponte, co-fondatore della MediaLab del Mit di Boston, parla della connettività come di un diritto umano. «Tutti i diritti umani – dice – sono liberi. Sostituite la parola diritti umani con la parola libero, libertà, e avrete il succo del mio pensiero. Internet ha reso il mondo più piccolo e la società globale. Noi siamo globali grazie alla rete. Così, la connettività deve essere libera, aperta e alla portata di tutti: non deve essere controllata dalle nazioni ma globale».

Jin-Yong Cai, vicepresidente esecutivo della Banca mondiale, non crede che le tecnologie e le infrastrutture da sole possano sconfiggere la povertà. «Alla Banca mondiale – dice – abbiamo l’ambizione di cambiare il mondo. Da qui al 2020 dobbiamo cercare di creare 600mila posti di lavoro nei paesi del sud del mondo. È un’emergenza, bisogna avere il senso dell’urgenza perché la gente soffre. Energia e infrastrutture sono parte della soluzione. Ma non bastano. Noi dobbiamo creare lavoro, partendo dalla manifattura, dalla produzione. In Africa non si produce niente. Si importa tutto dall’Asia e dall’Europa. L’Africa ha bisogno di manifattura, innanzitutto, per creare lavoro dove ce n’è bisogno. Se si crea lavoro, si crea reddito, consumi. E un circuito virtuoso».

«Per tanti anni – conclude Jeffrey Sachs, direttore dell’Earth Institute alla Columbia University – si è detto che il mercato si autoregola e sistema tutto. Non credo sia così. Il mercato non salva le persone dalla povertà, va in un’altra direzione. C’è bisogno di politiche coraggiose per promuovere l’economia. Lo sviluppo non è una questione commerciale, ma è una questione politica».

Clicca qui per leggere tutti gli articoli della rubrica di Riccardo Barlaam.

A fine settembre l’Onu lancerà i nuovi Development Goal che metteranno l’accento sullo sviluppo sostenibile e l’inclusione. Se ne è discusso a Roma in un convegno organizzato dalla Fondazione di Prodi.

Copyright 2021 © Nigrizia - Tutti i diritti sono riservati