Almeno 185 le vittime per scontri tra due diverse tribù, a causa di sconfinamenti per la scarsità di acqua. Un episodio che documenta l’alta tensione che caratterizza tutta la regione. Sullo sfondo sempre le dispute territoriali tra Juba e Khartoum.

Sono almeno 185 le vittime degli scontri tra opposte comunità locali nella regione di Akobo nel Sud Sudan, oltre 30 i feriti. Molte delle vittime sarebbero donne e bambini: almeno 100 i corpi senza vita.  Almeno 50 gli uomini uccisi, 11 i morti tra i soldati dell’Esercito popolare per la liberazione del Sudan (Spla), braccio armato del partito che dal 2005 governa le regioni autonome del Sud, con capitale Juba. A conferma delle violenze e del numero di vittime le testimonianze di politici e polizia locale, e gli organi di stampa.

Le violenze non hanno matrice politica: di fronte alla difficoltà di trovare cibo e soprattutto a causa della siccità, membri della tribù di Lou Nuer hanno sconfinato nel territorio della tribù dei Murle, andando a pescare a sud della città di  Akobo. Qui sono stati attaccati. Si tratta però dell’ennesimo segnale della tensione che sta caratterizzando tutto il Sud Sudan. Lo stato di Jonglei, a pochi chilometri dal confine con l’Etiopia, ha registrato negli ultimi mesi diversi episodi di violenza tra le tribù, un conflitto silenzioso che ha causato decine di vittime. A questi scontri si somma un malcontento diffuso nei confronti del governo di Juba, per tutti i nodi territoriali irrisolti con il governo centrale di Khartoum, che dal 2005 risultano essere il principale ostacolo per la realizzazione degli elezioni presidenziali nel 2010, e soprattutto, il referendum per l’autonomia del Sud Sudan da Khartoum.