Kenya
Il leader dell’opposizione ha chiesto in piazza misure contro il terrorismo di Al-Shabaab e ha denunciato l’aumento dei prezzi. Il governo ha risposto picche.

Si è svolta senza i paventati disordini, ma in un clima di grande tensione, la dimostrazione contro il governo di Kenyatta convocata dalla Convenzione per le riforme e la democrazia (Cord), cui rappresentante di spicco è Raila Odinga (foto), l’ex primo ministro che ha perso le presidenziali dell’anno scorso. Nel nome, Saba Saba Day (cioè giorno del 7 di luglio), richiamava la manifestazione avvenuta nel 1990 contro l’allora presidente Moi, che diede il via al percorso che avrebbe messo fine al regime e avrebbe portato alla nuova costituzione, in vigore dal 2010. Quel 7 luglio i morti furono numerosi.

Ieri per fortuna non ci sono stati incidenti di rilievo (qualche lacrimogeno “preventivo”) e la folla, non così oceanica come forse Odinga auspicava, ha manifestato pacificamente nell’Uhuru Park, al centro di Nairobi, per chiedere una maggiore sicurezza e un freno al costo della vita che sta salendo davvero troppo rapidamente. Questi erano i più importanti elementi di preoccupazione che Odinga avrebbe voluto discutere con il presidente Kenyatta, il quale però non ha voluto incontrarlo, dicendo che il dialogo deve avvenire in parlamento. Perciò Odinga, nel suo discorso ha cambiato l’approccio, presentando risoluzioni su cui fare referendum attraverso cui la popolazione stessa possa esprimersi direttamente sui temi su cui non c’è potuto essere confronto politico.

Tra gli altri, grande peso è stato dato alla questione della sicurezza, in un periodo in cui, soprattutto sulla costa, si susseguono sanguinosi attentati terroristici. Gli ultimi nella notte tra il5 e il 6 luglio, nelle contee di Lamu e del Tana River, hanno fatto una trentina di morti, che si aggiungono ai 60 di un paio di settimane fa, nella stessa zona. La scorsa notte, in un altro attentato, sono stati danneggiati gli uffici della Lamu Conservation Trust un’organizzazione che si propone di conservare le culture native e proteggere gli ecosistemi della regione.

Odinga ieri ha chiesto il ritiro delle truppe kenyane dalla Somalia, che sono il pretesto delle azioni terroristiche del gruppo qaidista somalo Al-Shabaab in territorio kenyano. Il presidente Kanyatta, però, nonostante le rivendicazioni somale, sostiene che gli ultimi episodi sono frutto di tensioni locali, fomentate dai suoi avversari politici e rivolte contro il suo gruppo etnico, i kikuyu, a cui, dopo l’indipendenza, sono stati concessi terreni che, per storia e tradizione, appartenevano alle popolazioni costiere.

Anche la questione della terra è stata elencata nelle risoluzioni come uno dei maggiori problemi di tensione nel paese, e dunque causa di insicurezza, a cui bisogna por mano immediatamente. Insomma, tra governo e opposizione ieri si è ingaggiato un confronto a distanza su un groviglio di questioni molto serie e di non facile gestione, in un clima ben poco favorevole ad un dialogo costruttivo.