ALTRE AFRICHE
Davide Maggiore

Sono l’altra faccia del potere africano. Uomini che non sono mai arrivati ai vertici dello Stato, ma che hanno trascorso tutta la vita a poca distanza da essi, come in una scalata perennemente bloccata all’ultimo campo base. O che, tutt’al più, hanno raggiunto l’obiettivo solo provvisoriamente, all’interno di faticosi accordi di unità nazionale. Sono gli eterni oppositori, avversari giurati dei presidenti inamovibili che varie parti del continente hanno conosciuto e tuttora conoscono. Eppure, con le loro nemesi, gli “oppositori a vita” hanno in comune almeno un punto, il più importante. Il loro è un ruolo da cui non si esce, se non in casi rari. Come quelli di Alpha Condé e Alassane Ouattara, arrivati alla presidenza di Guinea Conakry e Costa d’Avorio dopo attese durate decenni e tempi dolorosi per i loro stessi paesi.

Il decano di chi, invece, non ce l’ha (ancora) fatta può essere considerato il mozambicano Afonso Dhlakama. Non per età, ma per numero di elezioni a cui ha partecipato senza successo: cinque. Eppure il leader degli ex-ribelli della Renamo – abituato a parlare di sé in terza persona – è ancora capace di tenere appeso il destino del paese alla sua ondivaga relazione con i dirigenti del partito di governo. Da vecchio guerrigliero, ha imparato che il potere si può esercitare anche fuori dalle ‘stanze dei bottoni’ e lo ha usato, abilmente, anche per ridimensionare nuovi pretendenti alla leadership dell’opposizione, come il sindaco di Beira, Daviz Simango. Potente ‘senza potere’ è anche Raila Odinga, sconfitto – secondo i dati ufficiali – alle ultime elezioni keniane (e in tre altre occasioni in precedenza). Cosa che non gli ha impedito, di rivestire – dopo le violenze postelettorali di dieci anni fa e un accordo di power-sharing col suo rivale Mwai Kibaki – il ruolo di primo ministro, né di diventare uno degli uomini più ricchi del paese.

Vietato, insomma, schematizzare: “oppositore storico” non sempre è sinonimo di Davide contro Golia, e anche chi non è al governo può servirsi degli stessi mezzi impiegati dagli avversari. Fino a riprodurne, paradossalmente, anche alcuni eccessi, come accaduto, per esempio, a Étienne Tshisekedi, in Repubblica Democratica del Congo, l’ex Zaïre: oppositore in epoche diverse del dittatore Mobutu – dopo esserne stato ministro – e dell’attuale, contestato presidente Joseph Kabila, l’anziano leader è morto all’inizio dello scorso febbraio a 84 anni. Lasciando, per così dire, in eredità il suo movimento politico – e la sua influenza – al figlio Félix, in maniera non troppo dissimile da come lo stato congolese passò a Joseph Kabila dopo la morte di suo padre Laurent-Désiré. Perché il contro-potere, se invecchia e tiene più conto delle convenienze personali che delle forze sociali vive di un paese, può incancrenirsi proprio come accade al potere abusato. Ed è, questo, un monito anche per chi deve raccontarlo.    

I sostenitori del leader dell’opposizione Raila Odinga innalzano un suo ritratto durante un meeting nello slum di Mathare a Nairobi, Kenya, il 13 agosto 2017. (Foto: Siegfried Modola da Reuters)