TATALITA – MAGGIO 2017
Elianna Baldi

Un proverbio mbangi dice: Un bambino beneducato si prenderà cura di tutto il villaggio, mentre un bambino maleducato non aiuterà nemmeno i propri genitori.

Fiacre è un giovane robusto e di bell’aspetto. Viene qualche volta di tardo pomeriggio a tagliare i capelli ai nostri vicini e amici qui a Bangui. Arriva in groppa alla sua bella moto e con la t-shirt della Caritas diocesana di cui è operatore. Sua moglie, incinta, soffre di sbalzi di pressione e deve evitare spaventi o arrabbiature.

Nel quartiere abita un ufficiale dell’esercito centrafricano che ha un figlio vispo come tutti i bambini e forse anche di più. Un giorno, spingendo un carretto per andare a prendere l’acqua, decide di cavalcarne il timone per gioco, ma la strada sconnessa lo fa cadere e il timone lo colpisce violentemente sotto il mento. Una donna vede tutto e gli dice di riferire subito la cosa ai genitori, perché quella botta potrebbe fargli perdere i denti.

Questo bambino terribile si è anche costruito un gioco che riproduce il suono di un’arma da fuoco e si diverte a spaventare la gente. Spara con il suo giocattolo davanti alla casa di Fiacre, la moglie si agita e ha un problema di pressione da cui si riprende solo grazie all’intervento dei vicini.

Il giorno seguente, il piccolo attacca ancora la sua preda, con le stesse pericolose conseguenze. Allora Fiacre si reca a casa del teppistello e dice ai genitori di farlo smettere. Niente da fare, il bambino ritorna ancora sul luogo del delitto. Questa volta l’operatore della Caritas lo coglie in flagrante e gli aggiusta un ceffone. Ogni figlio è figlio di tutti, dice un proverbio in lingua sango.

L’indomani, l’ufficiale dell’esercito, accompagnato dalla moglie, si precipita da lui, lo insulta per aver violentemente percosso il bambino tanto da fargli perdere dei denti, lo minaccia di fargli perdere il lavoro e arriva ad augurargli una morte violenta. In seguito, uomini armati sono inviati dal militare a cercare Fiacre per dargli una lezione, ma non trovano la collaborazione del vicinato.

Fiacre è costretto a lasciare il quartiere e anche la moglie, rientrando temporaneamente nella casa paterna. Intanto dalla gendarmeria arriva un mandato di comparizione. L’ufficiale aveva già corrotto un agente per far arrestare Fiacre. A questo punto interviene un comandante di brigata per dire che questo contrasto non è affare da prigione…

Ma ecco, gli viene recapitato un nuovo mandato e Fiacre finisce dritto in prigione. Alla prima udienza, nella testimonianza della madre del bambino, il ceffone diventa «colpi e pugni». Il giudice gli sta comminando una multa di 50.000 franchi Cfa (80 euro) e 3 mesi di libertà condizionata. Una telefonata e una discussione tra il giudice e l’ufficiale fanno salire la pena a 6 mesi di prigione e 100.000 franchi Cfa di multa.

Fiacre fa ricorso, ma nel frattempo c’è stato un rimescolamento del personale nel settore della giustizia e il nostro giovane della Caritas è ancora in prigione: ha perso una ventina di chili e piange la sua sorte con chi va a fagli visita. Nel frattempo la moglie ha dato alla luce il loro primogenito che lui non ha ancora avuto la gioia di prendere tra le braccia.

Esercito centrafricano

Le Forze armate centrafricane non godono di una buona reputazione. Del resto sono espressione di uno stato debole e a sovranità limitata. Dall’indipendenza (1960) a oggi si sono prestate a vari colpi di stato e si sono mostrate incapaci di fronteggiare l’ultima crisi iniziata nel 2015 e non ancora conclusa.

 

Sango

 Nella Repubblica Centrafricana si parla anche il francese, molto usato nelle situazioni formali, ma la lingua franca (o veicolare) e ufficiale parlata da quasi tutti i 5 milioni di abitanti è il sango. È diventata lingua nazionale nel 1963 e lingua ufficiale nel 1991.