Da Nigrizia di gennaio 1996.

Soldati nigeriani hanno torturato e ucciso oltre 1.800 ogoni, la minoranza etnica che abita un area fra le più ricche di petrolio del paese. Lo hanno fatto per dare modo alla Shell di svolgere la sua attività di estrazione del petrolio senza intra|ci.

Questa notizia, uscita il 14 gennaio ’95 sul quotidiano britannico The Guardian, si basa su informazioni e documenti acquisiti dal giornale, secondo i quali le uccisioni nell’Ogoniland sono da attribuire alla repressione militare iniziata nel maggio ’94.

Chi ha pianificato i raid punitivi in oltre 60 villaggi, le detenzioni illegali le torture, gli arresti arbitrari, gli stupri, è il maggiore May Okuntimo capo dell’Internal security task force, un’unità militare creata nel gennaio ’94.

Questi e altri fatti sono stati poi confermati da minuziose inchieste condotte da organizzazioni di provata credibilità come Amnesty International e da Human Rights Watch Africa. Quest’ultima ha pubblicato lo scorso 5 luglio The Ogoni Crisis: A Case Study of Military Repression in Southeastern Nigeria.

Vediamo altri fatti recenti. Il 30 aprile 1995 la Willhros – un appaltatore americano di oleodotti – ha cominciato a deporre tubi per conto della Shell su terre coltivate dagli ogoni, distruggendo così i raccolti. Ne è seguita una dimostrazione pacifica di 10 mila persone, sulle quali i soldati hanno fatto fuoco uccidendo un manifestante e ferendone dieci.

Dopo questo episodio il direttore generale della Shell Petroleum Development Company (filiale nigeriana della multinazionale anglo-olandese) ha scritto al governatore del Rivers State – ex impiegato della Shell – chiedendo ulteriore assistenza in modo che l’attività potesse proseguire. Nel frattempo la Shell decise di ritirare la maggior parte del proprio personale dall’Ogoniland e di sospendere la produzione.

Ragione ufficiale: le continue intimidazioni subìte dai propri dipendenti. Facciamo un passo indietro per chiarire le circostanze dell’arresto di Saro-Wiwa. In una annotazione del 12 maggio 1994, a firma del maggiore May Okuntimo, si raccomanda una «operazione militare spietata» di 400 soldati per sedare l’Ogoniland. Inoltre invita a sabotaggi degli impianti petroliferi – dei quali possono essere poi incolpati gli attivisti ogoni -, all’uso di tattiche psicologiche e al logorio dell’opposizione politica.

Il 21 maggio, quattro eminenti leader ogoni sono brutalmente assassinati mentre partecipano al Consiglio dei capi e degli anziani di Gokana: vengono assaliti da un gruppo di persone, picchiati e straziati; ma l’esatta sequenza degli eventi non è conosciuta.

Nelle prime ore del 22 maggio, Ken Saro-Wiwa e Ledum Mitee (vicepresidente del Mosop) vengono arrestati e detenuti senza accuse.

Mentre in seguito Mitee è rilasciato, Saro-Wiwa è processato da un tribunale speciale, riconosciuto colpevole assieme agli altri otto dell’uccisione dei quattro ogoni filogovernativi e impiccato il 10 novembre. Altri 33 attivisti, fra cui cinque leader di chiesa, sono tuttora in carcere e rischiano di fare la sua stessa fine.