Migranti / Oim

Un numero di migranti molto maggiore rispetto a quelli che perdono la vita nel Mediterraneo muore durante la traversata del deserto del Sahara, lungo la via che dall’Africa occidentale porta alle coste libiche, e gli sforzi per dissuadere i trafficanti di uomini possono causare un peggioramento della situazione. A dichiaralo è stato ieri a Ginevra Richard Danziger, direttore dell’Organizzazione internazionale per la migrazione (Oim) per l’Africa occidentale e centrale, ammettendo che per quanto riguarda il numero di morti nel Sahara ci si basa solo su delle stime.

Finora quest’anno sono stati registrati 2.569 morti nel Mediterraneo centrale, mentre oltre 107.000 migranti, provenienti soprattutto dall’Africa occidente, hanno raggiunto l’Italia. I morti nel deserto, ha detto Danziger “crediamo siano almeno il doppio di quelli che muoiono nel Mediterraneo, ma in realtà non abbiamo alcuna prova, è solo un’ipotesi. Non lo sappiamo”.

Il funzionario dell’agenzia Onu per le migrazioni ha anche messo in guardia dai rischi derivati dalla cosiddetta “esternalizzazione delle frontiere europee”. In Niger, fino ad oggi il principale Stato di transito, i trafficanti hanno sempre più paura delle autorità, e questo li rende più inclini ad abbandonare i migranti nel deserto, ha detto.

I numeri dei migranti che attraversano Niger sono comunque diminuiti dopo la decisa azione del governo che ha chiuso i “ghetti” di sosta dei migranti e cominciato ad arrestare i trafficanti. Questo, sostiene il capo della missione Oim in Niger, Giuseppe Loprete, ha spinto molte delle ex guide del deserto che si erano date al commercio di persone attratte dai forti guadagni, ad abbandonare il commercio, mentre i criminali organizzati con contatti in Libia “adesso stanno cercando percorsi alternativi, credo almeno altrettanto pericolosi”.

“Nei primi sei mesi dello scorso anno abbiamo stimato che tra i 5.000 e i 7.000 migranti transitassero ogni settimana verso l’Algeria o la Libia”, ha detto Loprete. “Adesso i nostri numeri segnalano che siamo calati attorno ai 5.500 migranti in transito al mese”. Questo evidenzia che i trafficanti si stanno muovendo seguendo altri percorsi.

Dal Niger partono due rotte verso la Libia: una più vicina al Ciad, usata per il traffico di migranti, e una più vicina al confine algerino, molto più pericolosa, utilizzata da gruppi terroristi per droga e armi. In alternativa c’è la rotta attraverso il Mali settentrionale, una regione sommersa da conflitti tra gruppi rivali, dove però non si registra un forte aumento di flussi, ha detto Danziger.
Il percorso considerato il più sicuro, ha aggiunto, è quello lungo la costa occidentale del continente, attraverso il Senegal, la Mauritania e il Marocco, fino allo Stretto di Gibilterra, dove invece il traffico di uomini in questi ultimi mesi è aumentato. (Reuters / All Africa)