Burundi / Un anno dopo
Sono bloccate le indagini per far luce sull’omicidio delle tre missionarie saveriane, avvenuta il 7 settembre del 2014. Forse erano a conoscenza di traffici illeciti nel quartiere nord di Bujumbura in Burundi. La gente le ricorda serene e gioiose.

Un anno è passato dal massacro in Burundi di tre missionarie suore saveriane nella missione di Kamenge, quartiere nord della capitale Bujumbura. I loro nomi: Olga Raschietti (80 anni, originaria della provincia di Vicenza), Lucia Pulici (73 anni) e Bernardetta Boggian (83 anni, di Ospedaletto Euganeo). Nel pomeriggio del 7 settembre 2014 qualcuno era entrato nell’abitazione delle religiose, uccidendo Lucia e Olga. Subito era stata allertata la polizia. Le due sorelle rimaste, decidevano di passare la notte in casa perché garantite dalla massiccia presenza di agenti fuori dell’edificio. Poi la notte gli assassini uccisero Bernardetta, risparmiando l’altra religiosa e andandosene con uniformi della polizia.

Uccise barbaramente nel loro convento, le circostanze di quelle morti non sono mai state chiarite dalle autorità inquirenti. Pochi giorni dopo quel triplice delitto, un certo Christian Butoyi era stato arrestato, reo confesso. Ma nessuno era stato convinto dalla versione dei fatti riportata dalla polizia. Butoyi si era rivelato un labile mentale… ed era stato rilasciato. Poi, Radio pubblica africana (Rpa), una radio privata (vicina all’opposizione burundese e messa fuori servizio durante il post-colpo di stato del 13 maggio scorso), aveva ipotizzato che le tre suore fossero state eliminate perché a conoscenza di traffici illeciti (traffico di farmaci e dalla Repubblica democratica del Congo oro e diamanti). Cosa che le consorelle, che ben conoscevano le tre missionarie, escludono categoricamente. Quella denuncia aveva portato all’arresto del direttore dell’emittente, Bob Rugurika (ma poi rilasciato), perché coinvolgeva i Servizi segreti del Burundi.

Centro Kamenge
Ad aprile di quest’anno, è stato coinvolto nell’affaire l’udinese padre Claudio Marano, un missionario saveriano che a Bujumbura, dal 1993, dirigeva il Centre Jeunes Kamenge dove tutti i giovani (oggi 43mila), a qualunque etnia appartengano, si ritrovano per lavorare, studiare, giocare insieme apprendendo la cultura della pace, unica speranza perché il Burundi, da sempre lacerato da conflitti etnici, trovi equilibrio e prosperità. A Rainews, padre Claudio, appena scoperto il delitto, avvenuto a poche centinaia di metri dal suo Centre, aveva dichiarato: «Normale ritenere che, come succede spesso, qualcuno abbia commissionato il massacro… Potrebbero esserci motivi politici… Avere europei nei quartieri poveri della città non va a genio a chi vuole il controllo del territorio». Con quel che è successo poi, soprattutto in occasione delle elezioni presidenziali del luglio scorso, che hanno provocato decine di morti in quei quartieri, si capisce meglio…

Padre Claudio ha potuto comunque provare la sua assoluta estraneità al delitto, ma c’era chi voleva certamente colpire anche il suo Centre, foyer di libertà e democrazia. (Padre Claudio da tre mesi è in Italia e continua la sua opera perché il Centre possa continuare a vivere e lavorare).

Le tre religiose erano della specie di donne che all’Africa avevano consacrato l’intera loro vita. Persone serene e gioiose. Ciascuna aveva un settore di apostolato diverso: Lucia esercitava il suo compito di ostetrica, innamorata com’era del suo lavoro di servizio alla vita. Olga faceva la catechista: suo unico desiderio era di “conquistare” il cuore dei barundi a Cristo e alla sua Chiesa tramite i sacramenti. Bernardetta era impegnata moltissimo nella promozione della donna: era una persona che ascoltava volentieri e da cui ti sentivi capito. Così la gente ricorda quelle sorelle.

Ma a che punto è l’inchiesta per conoscere la verità su quella tragica triplice uccisione? Sono in tanti che ancora aspettano: le famiglie, la loro comunità religiosa, tutto il popolo del Burundi che dubita molto della volontà di giustizia da parte delle autorità. Le indagini sono arenate. Se le autorità del Burundi sembrano latitanti, il nostro paese non dovrebbe lasciar perdere. Anche perché tutto rimane oggi ancora avvolto nel mistero: perché e chi?

Noi intanto rimaniamo ammirati e commossi di fronte al sacrificio di tre donne, nostre sorelle, che hanno testimoniato in Africa i valori della solidarietà e della fratellanza. Amahoro!

Nigrizia.it ha già parlato in passato del caso delle tre missionarie saveriane uccise in Burundi. Leggi anche:

“Suore uccise in Burundi, il paese dalle mille verità” di settembre 2014

“I segreti burundesi sulle suore italiane uccise” di febbraio 2015