Da Nigrizia di Novembre 2012
Con il Dossier statistico 2012 di Caritas e Migrantes si è ridata centralità alla dignità degli immigrati in quanto persone. E ribadisce che l’integrazione non riguarda solo i cittadini stranieri (che al primo gennaio di quest’anno superavano i 5 milioni), ma coinvolge tutti noi: non può essere materia esclusiva di specialisti, ma deve fare presa sui residenti italiani e immigrati.

È uscito il Dossier Statistico Immigrazione 2012 di Caritas-Migrantes, uno strumento che aiuta a capire i fenomeni migratori. Al primo gennaio di quest’anno i cittadini d’origine straniera in Italia hanno superato di poco i 5 milioni, pari all’8,2% della popolazione complessiva residente. Si stima che due milioni e mezzo di essi siano regolarmente occupati. Da Marocco, Albania, Cina e Ucraina provengono le prime collettività non comunitarie. Nel 2011 il ministero degli affari esteri ha rilasciato 231.750 visti per inserimento stabile. Ma più dei dati contano le persone che, come strilla lo slogan di copertina, “Non sono numeri”.

Inevitabili, le migrazioni costituiscono risposte strategiche in un mondo attraversato da crisi politiche ed economiche e da una diseguale distribuzione della ricchezza. Per questo forse, anche nel nostro paese, quando si parla di migranti c’è sempre qualcuno “delegato” a dire qualcosa sulla questione. Presentato il 30 ottobre in diverse città italiane e per lo più distribuito in omaggio grazie a reti di solidarietà, il Dossier Statistico Immigrazione Caritas-Migrantes, come emanazione di un’istituzione aperta all’ascolto la cui prassi si confronta quotidianamente con storie di vita, sembra più autorizzato a fornire una sintesi della situazione migratoria nella penisola. Al suo interno i punti di vista non sono neutri, perché osservano un sistema di relazioni, quello tra italiani e migranti, che ogni anno chiama in causa gli stessi redattori e autori del volume. E tali angolazioni interpretative sono tanto più necessarie in quanto, nelle rappresentazioni sociali, l’immigrato spesso non è che un corpo da tenere oltre le frontiere e, quando le supera, rischia di restare ai margini del corpo sociale.

 

 

È vero che ogni soggetto è anzitutto un corpo, e i provvedimenti di politica migratoria, ma anche l’analisi statistica, considerano il corpo in prima istanza dal lato della natura (delle cose, degli oggetti) e, in secondo luogo, da quello della società (dei significati, delle identità). Ma tutti sanno che il corpo dei soggetti è un flusso ininterrotto di sensazioni psicologiche, sentimenti contrastanti, esigenze pratiche, istanze valoriali, motivazioni, ragioni, diritti. Così, parlare di migranti come corpi sociali non significa solo utilizzare un’espressione metaforica, ma evocare la persona sotto i dati impiegati per rappresentare una realtà sociale e culturale in movimento. Del resto, tutti i traslochi sono un ripensamento della propria vita non solo biologica – e gli immigrati lo sanno bene. Ogni numero, dunque, è molto più di un numero e, nel caso dei migranti, ciascun numero è una storia.

In questo orizzonte il Dossier, che ha monitorato per oltre due decenni la storia migratoria in Italia, si pone verso l’opinione pubblica come prassi scientifica in grado di suggerire politiche, tramite la comprensione del fenomeno migratorio e la comunicazione di un messaggio, analitico ed etico, anche alle istituzioni cui spetta il governo e la socializzazione dei flussi migratori. Il Dossier è quindi una forma di sapere, uno strumento cognitivo pragmatico e passionale, capace di stipulare patti di lettura con i suoi utilizzatori, oggi davvero numerosi. Questo patto, nel trasmettere conoscenza da un soggetto all’altro, spinge chi scrive e chi legge a seguire un canale di pensiero, aperto all’innovazione e alla tolleranza, avvicinando le persone a percorrere la pista irreversibile della compresenza, della condivisione, della compartecipazione. Un luogo d’incontro che, a partire da potenziali spazi di scontro, diventa l’occasione di una “traduzione” nella quale è possibile per le culture confrontarsi, dialogare, spiegarsi, scoprendosi diverse ma pronte a fidarsi reciprocamente.

In quanto strumento di comunicazione, il Dossier è dunque un ambiente che genera saperi ed esperienze, facendo maturare nei soggetti coinvolti, autori e lettori, la consapevolezza che esistono conoscenze ignorate, talora inibite, addirittura negate dalla cultura egemone o dal clima politico di volta in volta vincente. Un’energia creatrice e uno sforzo euristico che ritengono discutibile separare in modo meccanico ricerca statistica, analisi dei dati e indagine sulla realtà migratoria. Dietro al dato c’è infatti un contesto sociale e culturale che i numeri cercano in qualche misura di esprimere, sintetizzando aspetti di quel luogo ermeneutico, percorso da flussi di ogni genere, che è il territorio.

A tal proposito conviene ricordare che non esiste integrazione in una società se essa non è diffusa sul territorio: cioè se, oltre a implicare il volontariato o gli operatori del settore, non investe anche il lavoro, la casa, la scuola, la sanità, i servizi sociali, il mondo delle professioni, dell’imprenditoria e chi vive in uno spazio geografico abitandolo. Perché l’integrazione non riguarda soltanto i cittadini stranieri, ma coinvolge tutti noi: non può essere materia esclusiva di specialisti, ma deve fare presa sui residenti italiani e sugli immigrati, facendo del territorio un impasto capace di tenere insieme le differenze, appunto integrandole.

In questo senso, nel confrontarsi con vecchi e nuovi stereotipi, con pregiudizi duri a morire e febbrili ansie di sicurezza che attraversano diversi strati della società italiana, anche l’ultima edizione del Dossier, condensando informazioni e stime, rimane un esempio significativo di come si possano accumulare “scorte di senso” alle quali attingere nel corso del tempo. Come fa del resto, da un paio d’anni, anche questa rubrica, nella quale seguiranno interventi su singoli aspetti del fenomeno migratorio tratti dal nuovo volume appena pubblicato, appunto il XXII Rapporto sull’immigrazione in Italia.

 

*Docente di Geografia dell’Africa – Dipartimento di Scienze umane, Università dell’Aquila. Comitato scientifico Dossier Statistico Immigrazione Caritas/Migrantes.