Andare sul posto e lasciare parlare il campo: è questo il metodo che Marta Scaglioni, antropologa e ricercatrice all’Università di Milano-Bicocca, adotta da dieci anni per capire come la “razza” continui a strutturare le relazioni sociali nel sud della Tunisia. Il frutto del suo lavoro è raccolto in Oltre la pelle. Storia e significati della nerezza nel sud tunisino. Scaglioni parte da una premessa precisa: il termine “razza” resta uno strumento utile per indagare i costrutti socio-culturali che prendono forma in uno specifico contesto storico ed etnografico.
La “razza” che analizza va infatti oltre il mero fenotipo e si costruisce attraverso un intreccio di genealogia, status sociale e memoria storica. Elementi che l’autrice definisce «cromaticità sociali», fondamentali per comprendere le discriminazioni subite dagli Abid Ghobonton. Si tratta di un lignaggio che vive nel villaggio di Gosbah, nel governatorato di Medenine, segnato da segregazione geografica, economica e sociale. Una condizione che, secondo Scaglioni, affonda le sue radici nell’intreccio tra “razza”, nerezza e schiavitù.
Non esistono prove che gli Abid Ghobonton discendano direttamente da persone ridotte in schiavitù. Eppure, le discriminazioni del presente si confrontano con una memoria storica che rimanda proprio alla tratta transahariana. Secondo l’autrice, il dominio coloniale europeo contribuì a rafforzare le distinzioni razziali già esistenti nel sud tunisino, imponendo una visione rigidamente dicotomica di una realtà locale molto più complessa. Ma la costruzione essenzializzata dell’alterità precedeva già il colonialismo.
Per Scaglioni, è soprattutto nel periodo successivo all’abolizione della schiavitù in Tunisia – formalmente decretata nel 1846 – che si consolidano le gerarchie razziali sopravvissute fino a oggi. I temi della “razza”, della schiavitù e della nerezza, fulcro dell’analisi dell’autrice, sono tornati con forza nel dibattito pubblico tunisino solo dopo il 2011, con la cosiddetta Rivoluzione dei gelsomini.
È stato allora che si è tentato di scardinare la “cultura del silenzio” introdotta prima da Habib Bourguiba, al potere dall’indipendenza nel 1957 fino al 1987, poi da Zine El-Abidine Ben Ali (1987-2011), che negava o marginalizzava le differenze in favore di un’omogeneità araba, musulmana, bianca.
In questo senso, il lavoro di Scaglioni non solo permette di approfondire il razzismo nel sud della Tunisia, ma invita anche a interrogarsi sul presente e su come lo sguardo razzista sia diventato, negli ultimi anni, parte del discorso istituzionale. Viene a tal proposito in mente il discorso pronunciato nel 2023 dal presidente Kais Saied contro le persone migranti subsahariane e sulla teoria della presunta “sostituzione etnica”.
Facilmente fruibile grazie ai racconti dal campo che si alternano alla ricostruzione storica, Oltre la pelle mostra come un approccio dal basso permetta di cogliere sfumature che difficilmente emergerebbero da un mero studio teorico.