Era indagato a Parigi per malversazione di fondi pubblici: in Francia possedeva 39 immobili di lusso
Dopo oltre 24 ore di annunci e smentite, la conferma: il presidente del Gabon Omar Bongo è morto. Al potere da 42 anni, grazie al petrolio ha arricchito sé stesso e la sua famiglia, lasciando le briciole alla popolazione. E ha garantito al paese pace e stabilità grazie alla corruzione.

Il primo annuncio è stato diffuso dai media francesi, grazie anche alle conferme informali di fonti dell’Eliseo. Poi la secca smentita da Libreville, che si ostinava a negare la morte del presidente. “È ancora vivo” ripetevano i famigliari dalla clinica di Barcellona dove Bongo era ricoverato da quasi un mese. Di condizioni di salute stazionarie ha parlato anche la diplomazia spagnola.

Il governo gabonese ha chiesto un incontro urgente con l’Ambasciatore di Parigi a Libreville, annunciando una protesta formale contro i giornali francesi, accusati di parzialità.

Una pantomima a cui era difficile credere. E infatti nel tardo pomeriggio di lunedì, 24 ore dopo la diffusione della prima notizia, le autorità gabonesi non hanno più potuto nascondere la verità: Omar Bongo Ondimba, alla guida del paese dal 1967, è morto per un arresto cardiaco.

Il 6 maggio era stato annunciato un suo temporaneo ritiro dalla politica, giustificato con la necessità di un periodo di riposo, dopo la dolorosa morte, nel marzo scorso, della moglie Edith, figlia del presidente della Repubblica del Congo Denis Sassou Nguesso. In realtà, in base alle indiscrezioni raccolte dalla stampa spagnola, la causa del suo ricovero nella clinica Quiron, è cancro all’intestino, malattia che, a differenza di quanto affermato dalle autorità gabonesi, ne avrebbe causato la morte.


42 anni di stabilità e corruzione

La sua carriera politica comincia nel 1962, quando, giovanissimo, a soli 27 anni, diventa capo di gabinetto del primo presidente del Gabon, Leon Mba. Il primo colpo di mano 5 anni dopo, alla morte di Mba: assume la presidenza e instaura il regime del partito unico, il Partito democratico gabonese (Pdg).

Da allora ha guidato il paese con durezza, sfruttando al massimo i giacimenti petroliferi di cui il Gabon è ricco per stringere accordi con le compagnie petrolifere soprattutto francesi (in particolare la Elf). I contratti non vanno però a riempire le casse delle stato, ma finiscono direttamente nelle tasche di una élite minoritaria, che naviga nel lusso, mentre la popolazione si deve accontentare di servizi sociali scadenti e insufficienti, forti limitazioni alla libertà di stampa e di espressione, infrastrutture carenti. Secondo gli analisti la ricchezza del suo sottosuolo e la bassa densità di popolazione rende il Gabon uno tra i paesi più ricchi del mondo. La metà del suo milione e mezzo di abitanti vive però al di sotto della soglia di povertà.

Il suo paese è tra i più riusciti esempi di “Françafrique”: Parigi non ha mai negato l’appoggio al regime di Bongo, tanto che la sera della sua elezione, l’attuale presidente francese Nicholas Sarkozy ha contattato un solo presidente africano, per ringraziarlo dei suoi consigli: Omar Bongo. Che peraltro ha continuato a vincere le elezioni farsa nel suo paese nonostante l’apertura al multipartitismo, nel 1990, manipolando voti e opposizione. In oltre 40 anni di potere, mai un colpo di stato, grazie ad una saggia ed equilibrata ripartizione del potere tra le numerose etnie in cui si divide la popolazione del piccolo paese dell’Africa occidentale. Soprattutto, grazie alla corruzione.

Solo in tempi recenti il suo rapporto con Parigi si è fatto teso: 4 le inchieste aperte dalla magistratura francese per affari poco chiari che lo vedono coinvolto in prima persona. L’ultima è un’accusa di  malversazione di fondi pubblici, reato che lo vede imputato assieme a Sassou Nguesso e al presidente della Guinea Equatoriale Teodor Obiang Nguema. I tre capi di stato africani sono proprietari di numerosi immobili in territorio francese. La sola famiglia di Bongo possiede 39 immobili di lusso in Francia. Da anni la società civile francese cerca di inchiodare Bongo, ma finora tutti i precedenti tentativi di processare i presidenti africani sono stati bloccati.

Il Gabon dopo Bongo

Con la sua morte si apre il problema della successione: Bongo non ha mai indicato chiaramente un proprio successore. Le opposizioni denunciano i tentativi di prendere il potere da parte del figlio Ali-Ben Bongo, attualmente Ministro della Difesa, e quindi a capo dell’esercito, i cui posti di comando sono in mano a suoi fedelissimi. Il governo è invece guidato dalla figlia di Bongo, Pascaline.

Per il momento, come previsto dalla Costituzione, è il presidente del Senato, Rose-Francine Rogombé, membro del partito al potere, ad assumere la guida del paese fino alle nuove elezioni, che dovranno essere indette entro 45 giorni. Con la morte di Bongo però, il complesso sistema di compromessi tra etnie che ha permesso finora stabilità politica rischia di saltare. Una situazione esplosiva se si considera l’inconsistenza dell’economia nazionale, basata unicamente sui proventi del greggio.

Intanto nel paese si registrano i primi segnali di tensione: lunedì molti uffici hanno chiuso anticipatamente, così hanno fatto anche i commercianti. La corsa a fare scorte alimentari era iniziata già domenica, ma la situazione sembra sotto controllo. Il governo però ha disposto la chiusura delle frontiere, mentre alcuni media internazionali parlano di un massiccio dispiegamento militare vicino alle sedi della politica e nei punti nevralgici della rete stradale. In segno di lutto sono state temporaneamente sospese trasmissioni radiofoniche e televisive. 30 i giorni decretati per il lutto nazionale, presto verrà decisa la data del funerale.