Un arresto a Parma per l'omicidio di tre suore in Burundi nel 2014
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Il 50enne burundese è sospettato dell’uccisione nel settembre 2014 di tre consorelle italiane a Bujumbura. La svolta nelle indagini grazie al libro della giornalista Giusy Baioni
Omicidio di tre suore in Burundi. Arrestato a Parma Guillaume Harushimana
Olga Raschietti, Lucia Pulici e Bernardetta Boggian furono brutalmente assassinate nella sede della loro congregazione, nel quartiere Kamenge. Dopo due inchieste archiviate, la nuova ricostruzione della Procura di Parma fa emergere un retroscena di crudeltà e di opachi intrecci politici
27 Febbraio 2026
Articolo di Elio Boscaini
Tempo di lettura 5 minuti
Bernardetta Boggian, Olga Raschietti e Lucia Pulici, le tre suore uccise in Burundi nel 2014

«Nell’odierna mattinata, in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Giudice delle Indagini Preliminari del Tribunale di Parma, i carabinieri del Comando provinciale di Parma hanno tratto in arresto Harushimana Guillaume, 50enne originario del Burundi, gravemente indiziato dell’omicidio di tre suore saveriane della congregazione delle missionarie di Maria (Olga Raschietti, 83enne, Lucia Pulici 75enne e Bernardetta Boggian, 79enne), brutalmente assassinate in Burundi, nel quartiere Kamenge di Bujumbura, nella loro sede religiosa. Le prime due furono uccise colpendole con un oggetto contundente e con un taglio alla gola nel pomeriggio del 7 settembre 2014, mentre la terza (che era fuori sede durante il primo delitto) fu decapitata la notte seguente, riponendone poi il capo reciso accanto al corpo».

Questo l’incipit del comunicato stampa del 26 febbraio 2026 della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Parma.

A 12 anni da quell’assassinio, a riportare l’attenzione su quel triplice omicidio perpetrato nel cuore dell’Africa di cui erano state vittime tre donne italiane da una vita a servizio degli africani, e finito nel dimenticatoio della giustizia, è stato un libro-inchiesta della coraggiosa giornalista freelance e vicina al mondo missionario, Giusy Baioni – Nel cuore dei misteri, editore All Around – presentato a Parma, a dieci anni dai fatti, nel settembre 2024.

Che cosa un libro ben fatto può fare! Veniva allora avviata una terza fase investigativa, coordinata dal procuratore Alfonso D’Avino, e durata un anno circa.

Una prima fase istruttoria c’era stata nei giorni che avevano seguito il delitto, ma subito archiviata per “difetto di giurisdizione”. Ve ne era stata una seconda, nel 2018, chiusa per “carenza di elementi” benché Guillaume Harushimana fosse già stato segnalato e ascoltato dagli inquirenti. L’indiziato se l’era cavata esibendo un passaporto i cui timbri attestavano la sua lontananza dal Burundi nei giorni del delitto. E il mistero rimaneva.

Questa nuova ricostruzione fa emergere un mondo fatto di estrema crudeltà e di intrecci politici opachi. Le suore Olga (di Montecchio Maggiore – Vicenza) e Lucia (di San Giorgio di Desio – Monza e Brianza) il 7 settembre 2014 nel quartiere di Kamenge, nella periferia nord dell’allora capitale del Burundi, Bujumbura, venero uccise colpite da un oggetto contundente e sgozzate.

Suor Bernardetta (nata a Ospedaletto Euganeo – Padova) invece, assente al momento dell’attacco alle due consorelle (si era recata all’aeroporto ad accogliere delle consorelle), venne uccisa la notte seguente: fu decapitata e la sua testa recisa venne riposta accanto al corpo.

Gli esecutori materiali del delitto erano rimasti nascosti all’interno della casa delle suore dopo il primo, duplice delitto, allontanandosi soltanto dopo il terzo, travestiti da poliziotti.

Il comunicato della Procura di Parma, racconta che all’inizio dell’inchiesta si erano ascoltate «alcune suore saveriane in grado di riferire» e la stessa Baioni «che – quale autrice del libro/inchiesta – aveva avuto modo di verificare sul campo ogni segmento della complessa vicenda, anche mediante contatto diretto con una pluralità di persone a vario titolo coinvolte nella stessa vicenda».

Per la Procura di Parma dagli accertamenti è «emerso un clima di vero e proprio terrore che si viveva in Burundi». Il generale Adolphe Nshimirimana, già capo della polizia segreta, viene identificato come ideatore e mandante. Fu assassinato un anno dopo, nel 2015.

L’eliminazione delle religiose saveriane sarebbe stata ordinata dal generale dopo che le suore si erano rifiutate di prestare cure e medicinali a supporto delle milizie burundesi nella vicina Repubblica democratica del Congo.

Emergerebbero anche altre concause: un movente economico legato alla gestione delle risorse del Centre Jeunes Kamenge – frequentato da ben 33mila iscritti, allora luogo di incontro per i giovani dei quartieri nord di Bujumbura. Al Centro, tramite attività di gruppo di ogni genere (culturali, sportive, ricreative, religiose, d’insegnamento di mestieri, ecc…), giovani burundesi, hutu e tutsi, imparavano a vivere, lavorare e sperare insieme – e un movente «esoterico-sacrificale» legato a un rito propiziatorio richiesto dal generale per favorire la sua candidatura a presidente della Repubblica.

Harushimana era uno stretto collaboratore di Nshimirimana. È ora accusato di aver agito come istigatore, co-organizzatore e supporto logistico. Avrebbe recuperato le chiavi per entrare in casa delle suore, acquisito le vestine dei chierichetti o le divise dei cantori da far indossare agli esecutori per non destare sospetti. Avrebbe inoltre guidato l’auto servita per condurre il gruppo all’interno della missione.

Due avevano rilasciato confessioni radiofoniche e una, descritta come guardia del corpo del generale, è stata interrogata a Parma e ha ammesso parzialmente i fatti. La quarta persona non è stata identificata.

L’inchiesta conferma il sistema di depistaggio già denunciato dall’inchiesta di Baioni: l’arresto del “folle di turno”, l’incendio di Radio Publique Africaine, rea di aver diffuso interviste a due persone che si erano autodichiarate coautori del massacro, l’eliminazione fisica di testimoni e di uno almeno degli esecutori reoconfessi.

I pubblici ministeri affermano che quattro persone sono sospettate di aver commesso gli omicidi. Due avevano rilasciato confessioni radiofoniche e una, descritta come guardia del corpo del generale, è stata interrogata a Parma e ha ammesso parzialmente i fatti. La quarta persona non è stata identificata.

A noi fa piacere pensare che il “martirio” di alcune religiose italiane (e altri missionari…) non sia considerato un delitto di serie B, ma meriti, almeno per un momento, pagine di giornali e risorse giustamente investite per Ilaria Alpi o il giovane ricercatore Giulio Regeni.

Complimenti alla Procura di Parma!

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