Il Burkina Faso ha varato una legge che prevede pene detentive da 2 a 5 anni per le “pratiche omosessuali”, insieme a significative modifiche alle norme sulla cittadinanza. Il provvedimento, approvato all’unanimità dall’Assemblea legislativa di transizione, attende ora la promulgazione del capitano Ibrahim Traoré, leader della giunta militare al potere dal 2022.
Il ministro della Giustizia Edasso Rodrigue Bayala ha chiarito la portata della nuova normativa: «La legge prevede una pena di reclusione che va da due a cinque anni e delle pene pecuniarie». Se l’autore del reato non è di nazionalità burkinabè, è prevista l’espulsione dal paese.
Oltre alla criminalizzazione dell’omosessualità, la riforma introduce un’importante novità in materia di cittadinanza: qualsiasi persona che agisca in intelligence con un concittadino, con stranieri o uno stato estero contro gli interessi del Burkina Faso potrà essere privata della nazionalità burkinabè. Questa misura si affianca al inasprimento dei requisiti per l’acquisizione della cittadinanza mediante matrimonio, con tempi di attesa portati da 5 a 7 anni.
La riforma completa interessa anche il diritto di famiglia, uniformando a 18 anni l’età minima per il matrimonio e riconoscendo valore legale ai matrimoni religiosi e tradizionali, previa registrazione all’anagrafe.
L’iniziativa legale si inserisce nel più ampio contesto della politica sovranista perseguita dalla giunta, che ha recentemente stretto alleanze con Russia e Iran e criticato apertamente i “valori occidentali”. Con questa mossa, il Burkina Faso si allinea ai 31 stati africani dove l’omosessualità è già reato, tra cui il Mali alleato, che ha introdotto pene simili nell’ottobre 2024.