ONU: la tratta degli schiavi “il più grave crimine contro l'umanità”
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La risoluzione presentata dal Ghana e sostenuta da UA e Caraibi è stata approvata con l’astensione di Regno Unito e membri dell’UE. Contrari Stati Uniti, Israele e Argentina
ONU: la tratta degli schiavi riconosciuta come “il più grave crimine contro l’umanità”
26 Marzo 2026
Articolo di Redazione
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Il presidente del Ghana, John Mahama, davanti all'Assemblea Generale dell'ONU

Con 123 voti a favore, 52 astenuti – tra cui il Regno Unito e i 27 stati membri dell’Unione Europea – e 3 contrari: Stati Uniti, Israele e Argentina, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha votato per riconoscere la riduzione in schiavitù degli africani durante la tratta transatlantica come “il più grave crimine contro l’umanità”.

La risoluzione, presentata in aula il 25 marzo dal Ghana e sostenuta dall’Unione Africana e dalla Comunità dei Caraibi, afferma che “le conseguenze della schiavitù persistono sotto forma di razzismo strutturale, disuguaglianze razziali, sottosviluppo, emarginazione e disparità socioeconomiche che colpiscono gli africani e le persone di discendenza africana in tutte le parti del mondo “. Un riferimento, tra l’altro, a tratta di esseri umani, lavoro forzato, sfruttamento sessuale e criminalità forzata.

La decisione dell’Assemblea, secondo chi l’ha introdotta, aprirà la strada alla riconciliazione e alla giustizia. Purtroppo, a differenza delle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza, quelle dell’Assemblea Generale non sono giuridicamente vincolanti, benché abbiano un peso sull’opinione pubblica mondiale.

Va ricordato che tra il 1500 e il 1800, tra i 12 e i 15 milioni di persone furono catturate in Africa, costrette in catene e portate nelle Americhe, dove furono costrette a vivere e lavorare in condizione di schiavitù. Esseri umani considerati proprietà di padroni bianchi che esercitavano su di loro il diritto di vita o di morte.

Si stima che oltre 2 milioni di africani siano morti durante la terribile traversata transatlantica. Negli Stati Uniti lo schiavismo fu abolito il 18 dicembre 1865, in Brasile solo 23 anni dopo, il 13 maggio 1888.

«Si scriva, per il futuro, che abbiamo fatto ciò che era giusto per la memoria dei milioni di persone che hanno subito l’umiliazione della tratta e di coloro che continuano a subire discriminazioni razziali», ha dichiarato il presidente del Ghana, John Mahama, prima della votazione, aggiungendo: «L’adozione di questa risoluzione serve a salvaguardare dal rischio dell’oblio e sfida le persistenti cicatrici della schiavitù».

Prima di lui, il ministro degli Esteri ghanese, Samuel Okudzeto Ablakwa, aveva dichiarato alla BBC: «Chiediamo un risarcimento…  Vogliamo giustizia per le vittime e che le procedure giudiziarie trovino sostegno e vengano stanziati eventuali fondi per l’istruzione e per la formazione professionale».

Il ministro Ablakwa aveva aggiunto che con la risoluzione ora approvata, il Ghana non intendeva anteporre il proprio dolore a quello di altri, ma semplicemente documentare il fatto storico e farne memoria collettiva.  

Il governo del Ghana, in realtà, da tempo si è posto in prima linea nel sensibilizzare l’opinione pubblica africana e internazionale in merito al tema della ‘giustizia riparativa’ legata alla tratta, una campagna che ha acquisito con tempo notevole slancio, tanto che la tratta schiavistica era stata scelta come tema ufficiale dell’Unione Africana per il 2025.

Diversi paesi, tra cui il Regno Unito, peraltro, da tempo respingono le richieste di risarcimento, affermando che le istituzioni odierne non possono essere ritenute responsabili dei torti del passato.

In particolare, il viceambasciatore statunitense all’ONU, Dan Negrea, votando contro la risoluzione, ha affermato che oltre ai numerosi «problemi legali» relativi alle riparazioni «per torti storici che non erano illegali secondo il diritto internazionale al momento in cui si sono verificati», la risoluzione non chiarisce «chi saranno i destinatari della ‘giustizia riparativa’».

Negea ha poi contestato anche il «tentativo di classificare i crimini contro l’umanità in una sorta di gerarchia», in relazione alla definizione della tratta transatlantica come “il più grave crimine contro l’umanità”, affermando che «l’asserzione che alcuni crimini contro l’umanità siano meno gravi di altri sminuisce oggettivamente la sofferenza di innumerevoli vittime e sopravvissuti ad altre atrocità nel corso della storia».

E ha infine risposto alle precedenti critiche rivolte dal presidente Mahama all’amministrazione di Donald Trump per aver «normalizzato la cancellazione della storia dei neri».

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