Cooperazione e Conflitti
Nel 2013 ci sono state 155 vittime, 171 feriti e 134 rapiti fra gli operatori umanitari nel mondo. Già a 79 morti nel 2014. Le statistiche della Humanitarian Outcomes descrivono una professione sempre più pericolosa specialmente in Africa. Sud Sudan e Sudan sono tra i contesti più pericolosi e in Somalia non si può più nemmeno operare.

Gli operatori umanitari non sono mai stati così a rischio come nel 2013. Lo scorso anno sono stati registrati 155 decessi, 171 ferimenti e 134 rapimenti nel mondo. La situazione non sembra migliorare dato che nei primi otto mesi del 2014 le vittime hanno già superato il totale del 2012 con 79 operatori uccisi.
Questo triste record è stato rivelato in un’indagine pubblicata ieri dal centro studi britannico Humanitarian Outcomes in occasione del World Humanitarian Day, giorno in cui ricorre l’anniversario dell’attentato del 2003 contro la sede dell’Onu a Baghdad in cui persero la vita 22 persone.
Le statistiche dello studio rivelano che tra il 2012 e il 2013 c’è stato un incremento del 66% del numero di agguati mortali. Anche se in totale sono avvenuti 251 attacchi che hanno coinvolto 460 operatori umanitari in 30 nazioni, ben tre quarti di questi si sono concentrati in soli 5 paesi, due dei quali sono africani: Afghanistan, Siria, Sud Sudan, Pakistan e Sudan.

Gli attacchi in Africa
Oltre al Sud Sudan e al Sudan ci sono altri paesi del continente africano dove sono stati segnalati attacchi. In Repubblica Democratica del Congo e Kenya ne sono stati segnalati 7 ciascuno e anche nella Repubblica Centrafricana sono aumentati.
Da segnalare poi che per la prima volta in molti anni, la Somalia non è più tra i primi cinque paesi con il più alto numero di attacchi, ma ciò non vuol dire che il contesto sia più sicuro per le operazioni umanitarie. Al contrario, la riduzione degli incidenti è attribuibile alla diminuzione della presenza di aiuti causata proprio delle condizioni di sicurezza insostenibili. Non a caso si ricordi che nel 2013 i Medici Senza Frontiere si sono ritirati dal paese dopo 22 anni di programmi medici .

Un mestiere pericoloso
«Il lavoro dell’operatore umanitario sta diventando sempre più difficile» sottolinea Commissario europeo per la Cooperazione internazionale, Kristalina Georgieva, ma è anche una professione indispensabile dato che «nel mondo ci sono 51 milioni di profughi, ancora di più che nella seconda guerra mondiale».
«Nella giornata mondiale degli operatori umanitari onoriamo l’eroismo di persone che con coraggio e a rischio della vita corrono in aiuto di chi ha bisogno. Ricordiamo i loro sacrifici e riconosciamo che nel mondo ci sono milioni di persone che fanno affidamento sul loro lavoro per la loro sopravvivenza», ha detto il segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon. 
Se ne è parlato anche in Italia, paese dalla profonda e antica vocazione umanitaria: «Un World Humanitarian Day amaro: in aumento gli attacchi agli operatori umanitari e 11 anni dopo quell’attentato all’Onu a Baghdad, l’Iraq soffre ancora», ha twittato il ministro degli Esteri Federica Mogherini.
Intanto su twitter si possono seguire i racconti e il lavoro di chi rischia la vita tutti i giorni per aiutare chi è in difficoltà attraverso la campagna “eroi umanitari”, utilizzando l’hashtag #HumanitarianHeroes.