Kenya / Bracconaggio
Il bracconaggio continua in Africa. Il 19 maggio le autorità di Singapore hanno effettuato il più grande sequestro di zanne d'elefante dal 2002 ad oggi. 1.783 pezzi, per un peso complessivo di 3.7 tonnellate del valore di 6 milioni di dollari. Trovati anche corni di rinoceronte e denti di felini. Provenivano dal Kenya dove ora si cerca rimedio, ma c'è poco impegno e la lotta è impari.

Il maxi-sequestro di avorio proveniente dal Kenya avvenuto il 19 maggio a Singapore, ha fatto scattare la caccia ai criminali. Le autorità kenyane hanno sospeso un ufficiale del porto di Mombasa – responsabile del carico, partito il 6 aprile scorso – e stanno cercando gli amministratori della società di trasporto e l’autista del camion che portò il carico illegale.

Maxi-sequestro
Un totale di 1.783 zanne di elefante, per un peso complessivo di 3.7 tonnellate, erano nascoste in due conteiners all’interno di sacchi di foglie di te, assieme a 4 corna di rinoceronte e 22 denti, probabilmente di ghepardi o leopardi. Un carico del valore di circa 6 milioni di dollari. Per i doganieri di Singapore si è trattato del più consistente sequestro di “oro bianco” dal 2002, quando furono intercettate 6 tonnellate di avorio. Ad insospettire le autorità di controllo è stato il fatto che il carico di te kenyano, inizialmente destinato a Dubai, una volta spedito abbia poi cambiato destinazione: da Dubai a Thailandia e Vietnam, attraverso Singapore.

Più impegno
In Kenya le organizzazioni per la tutela dell’ambiente chiedono al governo maggior impegno nel contrasto al commercio illegale di parti di animali, ma è evidente che la lotta è impari. Nell’ultimo decennio lo sterminio di elefanti e rinoceronti è divenuto un ricco business, in mano ad organizzazioni criminali ben organizzate ed equipaggiate che possono contare sull’alta disponibilità alla corruzione di funzionari e ufficiali governativi. “Questo sequestro testimonia mancanza di coordinamento tra i vari apparati governativi, oppure complicità con i criminali” evidenzia la direttrice di Wildlife Direct, Paula Kahumbu.

Numeri sconfortanti
Un traffico che registra numeri impressionanti se si pensa alla quantità di animali uccisi. Se si guarda a quest’ultimo sequestro, 1.783 zanne equivalgono a 892 elefanti abbattuti solo in Kenya. Meno di un mese fa le autorità tailandesi avevano bloccato un altro carico proveniente da Mombasa, con 511 zanne: 256 animali. Nell’aprile dello scorso anno la dogana di Singapore ha intercettato uno stock di avorio per un valore di 1.5 milioni di dollari, nascosto in sacchi di caffè. Un altro carico per un valore di quasi 2 milioni di dollari era stato bloccato nel gennaio 2013. Altre 15 tonnellate di zanne sequestrate, sono state bruciate pubblicamente a Nairobi il 4 maggio scorso. Secondo l’organizzazione ambientalista britannica Save the elefants almeno 100.000 pachidermi sono stati uccisi in Africa tra il 2010 e il 2012, quando il bracconaggio ha registrato un’impennata, in particolare in Tanzania, Gabon, Camerun, Repubblica Centrafricana, Mozambico, Rd Congo e Congo Brazaville.

Poche buone notizie
Azioni confortanti arrivano dalla Cina, dove il prezzo dell’avorio è triplicato negli ultimi cinque anni. Sotto pressione della comunità internazioanle e delle organizzazioni che cercano di salvare la fauna selvatica africana dall’estinzione, lo scorso marzo Pechino ha imposto un bando all’importazione di avorio per un anno. Incoraggiante è anche la recente apertura, in Kenya, di un laboratorio forense le cui informazioni contribuiranno a perseguire sospetti bracconieri, spesso arrestati e rilasciati per mancanza di prove. Il laboratorio – il secondo nell’Africa sub-sahariana dopo quello in Sudafrica – diverrà una banca dati del Dna che servirà tutta l’Africa dell’Est e Centrale, per collegare l’avorio sequestrato agli animali uccisi.        

Nella foto in alto le zanne d’elefante, i corni di rinoceronte e i grandi denti di felini sequestrate il 19 maggio dalle autorità di Singapore. (Fonte: Afp Photo / Agri-Food and Veterinary Authority of Singapore)