Storie perdute – maggio 2016
Mauro Armanino

Oscar sostiene che nel gommone partito da Tangeri c’erano anche due donne. Una di loro portava con sé un bimbo di tre anni. Undici in tutto, conosciuti appena prima di salpare nella notte. In mezzo al mare di Mezzo, che si diverte a disegnare sponde a seconda dei venti e dei naviganti.

Sono avvicinati e poi speronati da una vedetta della marina marocchina in controllo delle acque amiche o nemiche. Un gendarme ben pagato per fare il lavoro veloce e soprattutto nascosto da occhi sospetti. Dopo un’ora di attesa accosta la nave di soccorso ai naufraghi rimasti a galleggiare grazie ai giubbotti salvagente. Arriva troppo tardi per la madre col figlio di tre anni. Sepolti nel Mare Nostro che inventa invisibili cimiteri non catalogati dai geometri del catasto marittimo. I superstiti sono stati condotti a Rabat, la capitale del regno del Marocco.

Oscar si ferma qualche settimana e poi riparte verso Melilla. C’è la foresta di Nador che colleziona migranti che arrivano dall’Africa al di sotto di Lampedusa e del Sahara. Hanno fondato una precaria repubblica, con leggi, un parlamento rappresentativo, capi riconosciuti e tasse a seconda del reddito. Vivono dei rifiuti della città e di qualche lavoro occasionale conteso alla manovalanza locale. Si organizzano e, secondo arcani calcoli di probabilità, tentano l’assalto alla triplice barriera metallica di Melilla.

Anche Oscar tenta l’assalto ed è respinto al secondo tentativo di scalata della rete che culmina con lame taglienti. Il buon Eugenio Montale parlava di cocci aguzzi di bottiglia nei muri liguri di sua conoscenza. Lo sviluppo della tecnologia è ben noto e confermato dalle ferite che le bastonate dei gendarmi marocchini infliggono con perizia.

Oscar è ferito per sempre negli occhi e nella carne della memoria. Testimone della traversata di un braccio di mare, ricorda invece la mano del bimbo di tre anni che cerca quella della madre. Oscar si è imbarcato nello Zodiac che invece di quattro o sei passeggeri ne portava undici. Tra loro due donne con un bimbo di tre anni di cui non ricorda la nazionalità. Forse del Camerun o della Nigeria, confonde i nomi, anch’essi imprestati alla complicità del mare. Oscar non era mai salito sullo Zodiac e non ne conosceva le qualità.

Gommone Zodiac Futura.Chiglia pneumatica e paiolato in alluminio (109 Kg). Portata massima 6 persone (880 Kg), totalmente smontabile, da sgonfio si ripone in 2 comode borse, facile da portare in giro sia con l’auto che in camper. Completo di pilotina, panche, borsa di prua, dotazioni di bordo, pagaie, ancora, mezzo marinaio, borsa con 4 salvagenti, ciambella, scaletta risalita, telo copertura, ruote alaggio, 1 gonfiatore 12 v – 1 gonfiatore a pedale, sacche per il trasporto…

Così recita la pubblicità della ditta che vende gommoni usati o nuovi per i turisti che il Mediterraneo ospita. Dei naufraghi, invece, nessuno parlerà a voce alta e di pochi si vanteranno le qualità perdute.

Oscar passa la frontiera e percorre a ritroso il viaggio. Per sopravvivere in Algeria si trasforma in cantante rap e anima le feste di matrimonio per dimenticare il suo paese. Era partito cinque anni fa dalla Costa d’Avorio. Le parole del suo rap le ha portate via col vento dall’esilio. Erano rimaste impigliate nella rete metallica che protegge l’Occidente. L’ultima, la più dolce, si trovava scritta sulla mano del bimbo di tre anni, tornato alle prime acque della madre.