Camerun / Boko Haram
Sabato scorso Boko Haram ha liberato 27 ostaggi in Camerun tra cui 10 lavoratori cinesi e Francoise Agnes Moukouri, la moglie del vice-primo ministro camerunese, Amadou Ali. Secondo una fonte vicina a chi ha portato avanti la mediazione, il governo di Yaoundé sarebbe sceso a patti con gli Jihadisti, dando denaro, armi e liberando prigionieri.

Ventisette ostaggi di Boko Haram, che erano stati sequestrati in territorio camerunese tra maggio e luglio di quest’anno dalle milizie islamiche, sono stati rilasciati venerdì scorso. Facevano parte del gruppo 10 lavoratori cinesi, il capo dell’amministrazione del distretto di Kolofata, e anche Francoise Agnes Moukouri, la moglie del vice-primo ministro del Camerun, Amadou Ali. È stato lo stesso presidente camerunese, Paul Biya, a comunicarlo in una dichiarazione letta Sabato mattina sulle onde della radio di stato.
Gli ostaggi sono stati liberati nella regione dell’Estremo Nord e trasportati subito nella capitale, dove molti di loro sono stati ricoverati in ospedale perché molto provati (video a destra).
I dieci operai cinesi erano stati sequestrati in maggio vicino alla città di Waza nell’accampamento del cantiere dove lavoravano a 20 km dal confine nigeriano. La moglie del vice-primo ministro e il capo dell’amministrazione del distretto di Kolofata, invece, erano stati catturati nel mese di luglio durante un attacco del gruppo islamista nella residenza di Kolofata, vicino al confine con la Nigeria, mentre assiem alla famiglia di celebrava la fine del Ramadan.

Scesi a patti…
L’agenzia di stampa Misna ha però riportato la ricostruzione fornita dal portale d’informazione nigeriano Sahara Reporters, secondo il quale questo rilascio sarebbe il frutto di un costoso riscatto pagato dal Camerun ai Boko Harma attraverso la mediazione dei vicini di casa del Ciad e del loro presidente Idriss Deby.
Secondo questa versione, l’accordo per il rilascio di venerdì scorso sarebbe il frutto di una trattativa iniziata almeno tre giorni prima, e consisterebbe prima di tutto nel pagamento di una cospicua somma di denaro da parte dei governi cinese e camerunese, pari a circa 400.000 dollari.
Non solo, perché sempre secondo questa ricostruzione avvenuta attraverso la testimonianza di una fonte anonima che faceva parte della trattativa, il governo camerunese avrebbe accettato di rilasciare quattro comandanti del gruppo estremista islamico che erano rinchiusi nelle carceri camerunesi.
Ma la parte più inquietante di questo retroscena raccontato da questa fonte anonima, è quella in cui si dice che nella transazione i militanti di Boko Haram avrebbero richiesto una significativa fornitura di armi e munizioni, e che il Camerun avrebbe accettato dando inoltre garanzia che le armi sarebbero arrivate ai miliziani attraverso un passaggio sicuro.
La fonte ha anche rivelato che tutta la trattativa sarebbe andata avanti grazie all’intervento del presidente del Ciad Idriss Deby, che è stato definito come «determinante» nei negoziati a causa della sua «vicinanza con alcuni comandanti di Boko Haram».
Se è vero ciò che afferma questa fonte e si tiene conto del fatto che a Niamey una settimana fa (il 7 ottobre) la Nigeria e i paesi confinanti hanno deciso di costituire una forza regionale armata comune di 700 uomini per lottare contro il gruppo jihadista, allora il comportamento di Camerun e Ciad non può che lasciare quantomeno perplessi. Danno armi e soldi a quelli contro cui devono combattere? E poi, che tipo di rapporti ha il presidente Idriss Deby con i vertici di Boko Haram? Non è la prima volta che si sente parlare di una sua posizione ambigua e sospetta.
Nonostante il dispiegamento di forze messo in campo nei territori dove il gruppo estremista islamico agisce, spesso superando i confini della Nigeria per compiere i suoi atti di terrorismo, non si riesce a portare avanti una campagna militare efficace, anzi le milizie sono sempre più forti. Possibile che sei paesi non riescano ad avere la meglio su di un nemico comune che agisce sui loro territori?

 Di certo c’è che i governi di queste nazioni, in particolare quello nigeriano, continuano a fare annunci falsi sugli esiti delle azioni militari e a censurare, per quanto possibile, le loro sconfitte sul campo. Da notare poi che quando si tratta per la liberazione di ostaggi di un certo “calibro” politico e geopolitico (Cina-Africa), allora questi governi sono disposti a scendere a patti anche controproducenti e discutibili, quando, invece, si tratta di ostaggi “comuni” come le 200 ragazze rapite a Chibok (Nigeria) sei mesi fa, allora le cose cambiano e infatti le giovani studentesse sono ancora nelle mani dei terroristi.



Sopra il video del trasporto degli ostaggi liberati tratto dall’agenzia Reuters. Nella foto in alto alcuni degli operai cinesi liberati nella regione di Waza appena atterrati all’aeroporto di Yaoundé-Nsimalen (fonte: Africatime.com) e appena sotto la cartina del Camerun con la città di Kolofata in evidenza.